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Pavese? Per i francesi è il Gatsby del Piemonte

Pavese? Per i francesi
è il Gatsby del Piemonte

di Domenico Quirico - Fonte: La Stampa

I francesi, non gli italiani che qualche volta sono immemori, hanno scoperto per Cesare Pavese il parallelo che illumina, affascina e sintetizza: un Fitzgerald italiano che alla lenta discesa agli inferi con l’alcol ha preferito il sonno artificiale in un albergo di Torino, la notte tra il 27 e il 28 agosto del 1950. Leggendario, struggente Gatsby piemontese! Nel suo pretendere di risvegliare vecchie ceneri di amore e nell’imparare l’arduo mestiere di vivere, un provinciale, come l’altro che arranca sulla spiaggia di Long Island, affatato da una visione di fragili grazie, commovente e ridicolo; ma soprattutto solo come gli eroi di Melville che ha tradotto. Solo a vegliare sotto le finestre di tante Daisy indifferenti, a fare la guardia a niente.

Un destino illuminato retrospettivamente dall’ombra scura della morte, il romanticismo tragico intriso del fascino amoroso della morte hanno infatuato i francesi. Così un’opera che da noi sembra già un po’ relegata nelle passioni dell’età adolescenziale, quando si cercano a tantoni verità e delusioni assolute e semplici, ritrova la giusta luce di speleografia fulminante di una crisi esistenziale emblema del Novecento, la storia di un appredista di veleni e di solitudini impegnato nella sua specola orfica a spiare i fantasmi e gli arcani della vita. Prima di essere appunto sopraffatto dall’arduo mestiere di vivere.

Così tra grande attenzione e entusiasmo appare consacrata di grandezza dalla prestigiosa collezione «Quarto» di Gallimard curata da Martin Rueff, la prima edizione delle opere complete dello scrittore di Santo Stefano Belbo. O meglio di tutte quelle che sono apparse con lui vivo; sola, spiegabile eccezione Il mestiere di vivere, che trova la sua pubblicazione integrale in francese.

A questo entusiasmo pavesiano per fortuna non restiamo una volta tanto a rimorchio: merito dell’Istituto italiano di cultura di Parigi che organizza, con il Centro studi di letteratura italiana in Piemonte, una mostra dedicata allo scrittore ospitata nel municipio del sesto arrondissement. Un invito a inoltrarsi in tre percorsi: il rapporto tra Pavese e i luoghi dei suoi romanzi e poemi, tra le colline di Langa e i portici di Torino in un’Italia carica di scirocchi e di miasmi letali, ma anche di entusiasmi e di speranze; la prima capitale d’Italia vista e letta attraverso le immagini degli artisti che gli furono contemporanei; e infine il cinema di Pavese, ovvero i film che alla sua opera sono ispirati, i suoi soggetti e quelli che l’autore di La luna e i falò vedeva nelle sale di allora. La mostra resterà aperta fino al 3 gennaio.

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