Di là dal fiume e tra gli alberi – silloge di LadyLuna
Pubblicato da LadyLunaa

Di là dal fiume e tra gli alberi
silloge di LadyLuna
di LadyLuna
- I -
Colma un lago di luci intermittenti silenziose la luna
sgrondando tra gli alberi, di là dal fiume scollinano
sgorgando a fiotti leggere, in atmosfere antiche di sangue.
Si sarebbe pressata a bestia l’aria gelida sul tuo corpo
quella notte, l’uniforme da ufficiale sporca, stracciata
le bestemmie tintinnanti a spuntare dalla visiera
il rombo della – Dicke Bertha – a squassare i pini della palude
la riva chiara: un tremore dal nulla.
Forse non attendevi più, neppure il ghigno della morte
- ingombrante -
nell’angoscia rarefatta che ti fratturava il sorriso
uscir fuori alla luna avresti voluto, fluire leggero nei gorghi.
- II -
In oscuro d’aromi ti perdi strada dal plenilunio bagnata
mentre accorre il ruscello con rose dall’alto straboccando
a farsi gonfio per confluire all’Era.
Canneti folti, in nubi ad arco nell’aria accesa
hanno pallido vento, sui capelli sparsi: luci
di dolcezza tremano, a tanta pace.
- III -
Mi scivolo svogliata addensata d’un riflesso ombraluna
dentro un ovest nudo, chiaro di stelle.
Dalle dimore degli alberi – lontane – semiinvisibili
mi perseguono i monti Pisani, sporgendosi dalle scansie
di-rette allineate: palazzi gloriosi del lungarno mediceo
- compatti – come a fronteggiare mille nemici.
Carica di stoffe fruscianti sale, una chiatta digrigna
sotto al ponte.
Entro ed esco da canzoni ondeggianti, distorte.
- di molte mani battute e schioccate-
mi si precipitano dal bar degli studenti all’angolo.
E’ una notte allampanata, scossa in percussioni
sudamericane, una voce ludica chiede
” un Cuba libre” e si fuma lemtamente
spogliandosi le mani – l’odore del tabacco non si sa -
Siccome
un fuoco grezzo dilaga da destra, proveniendo
dall’erba umida del prato di “piazza de’ miraòli”
mi arriva quatto a produrre un dolore lancinante
dietro l’orecchio:
- la pioggia che scende a scroscio -
è una notte di mezzagosto
e
in un fuggi-fuggi così
tutto morì.
- IV -
Si poggiava sulla stretta ansa ad u
del fiume, un soffoco blu di salici.
Li vidi spiaggiarsi immobili in quel cielo
asfittico di lavagna; aspettare.
A grappoli di latte la notte appiccicava
nell’oscurità densa gravide stelle d’oro
…cadere giù le vidi, nell’ansa stretta
del fiume a u.
- V -
Nido di sassi e sterpi un ampio torrente in secca
incontro alla foce – filo d’acqua in navigare felice -
si colma di verde, in un mare dalle fitte schiume rifiorite
fioccaggine crespa e nevosa, s’aggroviglia.
Lontane le case, incastrate fra i veleggi.
Squassando pallide tamerici che furono rosate
il marino geme musicalità trasparenti di fini sabbie marmoree,
s’estende oltre quei varchi e s’inerpica tra i botri, contorto
fra i pini in un garbuglìo di rovi.
Giallo, un ardere di mimosa esplode in gridi
mentre lascia gli istanti futuri senza traccia
asprigni in su dal mare.
fiume Magra, località Bocca di Magra-Bocca di Magra-
- VI -
S’apriva ad arco muto il ponte proiettando ombre inquiete
sull’acque calme, voragine di bianco in alto: Castellare
chiodato al monte fra i pini in caduta libera e ginestre
a guarnire ringhiere di vento schiumose.
Bloccato il tempo lanuginava spore a inondare la piana turrita.
Ancora indecisa fra il riciclarti o struccarmi il sorriso
- guida alle ore passate e mai più ritrovate -
mi chinavo a sciogliermi il sangue legato alle caviglie
dalle streghe, a chiedermi:
ma l’hai sentita, tu la morte cantare?
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