Claudio Baglioni: «Solo a Roma potevo scrivere Questo piccolo grande amore»
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Claudio Baglioni: «Solo a Roma
potevo scrivere
Questo piccolo grande amore»
di Claudio Baglioni Fonte: Il Messaggero.it
ROMA (23 novembre) - Avevo deciso di mollare. Io e la musica avremmo preso strade diverse. Avevo vent’anni. Una febbre di dire e dare che impossibile da controllare e un pugno di canzoni che raccontavano una piccola storia. La storia del primo grande amore. Quello che non dura tutta la vita, ma ce la cambia. Per sempre. Canzoni e storia sembravano non interessare. «Basta – pensai. Scendo qui». Fu Toto Torquati, pianista nel mio gruppo di allora, a convincermi a insistere. «Se molli adesso – disse – non saprai mai come sarebbe andata a finire». Aveva ragione. Entrammo in sala. Pochi mesi dopo uscì Questo piccolo grande amore. Il “big bang” che avrebbe cambiato per sempre la mia vita e determinato tutto ciò che successe dopo. Senza quel disco, non sarei così. E non sarei qui.
Ho ringraziato Toto, ma non ho mai ringraziato la vera artefice di quel progetto, del suo successo e della piega fortunata della mia vicenda di uomo e artista: questa città. Senza Roma, QPGA non sarebbe mai nato. Quella storia è nata qui. Tra queste strade. Lungo questo fiume. Nell’aria frizzante delle sue impareggiabili ottobrate. Nella filigrana misteriosa della sua luce. Accostando l’orecchio al pulsare affascinante del suo cuore. E qui sono nati i protagonisti di quella storia. I loro sogni. I loro pensieri. Le loro emozioni. La forza e la fragilità della loro passione.
Questo “QPGA A prima vista”, così come il doppio cd, il romanzo e il film che lo accompagneranno, sono dedicati a lei. Un grazie. Il tentativo di intaccare un debito che non potrò mai estinguere. Come? Restituendo al progetto originale l’ampiezza, il respiro, la profondità di campo, la ricchezza e l’intensità che non poté avere. Il disco del ’72, infatti, avrebbe dovuto essere doppio. Ma ero semi-sconosciuto. La casa discografica decise di rischiare, ma con moderazione. Il successo fu tanto inaspettato, quanto travolgente.
Il brano che dava il titolo all’album, poi, brillò così tanto da oscurare quasi tutto il resto. Il fatto che il disco fosse un album-storia e la vicenda narrata, passarono, così, in secondo piano. Non solo il piccolo sogno di Giulia e Andrea, ma anche il grande sogno di un’intera generazione, che si era addormentata nell’incanto delle abbacinanti promesse degli anni ’60, per risvegliarsi in un decennio tra i più duri e difficili della nostra storia.
“QPGA, A prima vista” è il tentativo di rivivere tutto questo. La storia di un sogno. Quello nel quale, forse per l’ultima volta, tutto il mondo si ritrovò a sognare insieme.
Non un concerto, quindi. Non in senso tradizionale. Ma un’opera-pop. Un atto unico, nel quale alle canzoni del disco originale – completamente riscritte, riarrangiate e reinterpretate - si aggiunge la forza evocativa di immagini rubate al film e la suggestione inedita di pagine strappate al romanzo.
Una discesa senza fiato lungo le rapide della passione, dedicata a una città che non ha mai smesso di ispirare, ospitare e animare i nostri amori. Piccoli o grandi che siano. Né di farci sognare.
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