La Canalis presa per i capelli dall’ex senatrice Procaccioni E Berlusconi querelerà Di Pietro!
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi

La Canalis presa per i capelli
dall’ex senatrice Procaccioni
E Berlusconi querelerà Di Pietro!
di Giuseppe Iannozzi
L’ex senatrice Maria Burani Procaccini (Pdl) ha tempo da perdere e così prende per i capelli la Canalis che imita, all’interno del programma Artù, Michelle Hunziker. L’ex senatrice definisce Elisabetta Canalis «stupida» e «volgare», tanto da arrivare al punto di chiedere l’intervento di Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, con l’evidente scopo di far sanzionare la Canalis e la Rai. «Le persone coinvolte mi interessano poco. Non condivido il messaggio: sono delle scorrettezze che non giovano a nessuno, specie ai giovani. Ora voglio esagerare, ma se bisogna ridere di una persona che calpesta un senzatetto, poi non dobbiamo stupirci se nella realtà si arrivi a dargli fuoco. Non tutti quelli che assistono a un simile messaggio sono in grado di riderne semplicemente, ammesso poi che faccia ridere. Non invoco una tv didattica, ma dico no alla televisione che fa scuola di maleducazione. Poi è anche una questione estetica, di buongusto. Un pochino di autocensura in più non guasterebbe… la comunicazione in video ha un ruolo determinante nella nostra società. Per molte persone l’educazione viene indotta proprio dalla tv. Non stiamo parlando di un valoretto». Ed ancora: «Sarà utile farle apprendere qualche principio elementare di educazione civica che né Vieri né Reginaldo avrebbero potuto insegnarle».
Su Vanity Fair la Canalis: «Ho proposto io l’imitazione agli autori di Artù. Mi hanno presa per pazza: nessuno credeva che avrei avuto il coraggio di sbeffeggiare uno dei volti più noti di Mediaset». E alle critiche risponde con un secco «No Comment!», che lascia ad intendere che la censura invocata da Maria Burani Procaccini ha sortito il suo bell’effetto, per lo meno su di lei ex velina in cerca d’una notorietà che fosse da prima pagina!
«Berlusconi? E’ un grande corruttore politico». Antonio Di Pietro attacca con un diretto allo stomaco il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: l’accusa è quella d’aver tentato di portare dalla sua parte (cioè del centrodestra, e dov’altro sennò?), dapprima lo stesso ex pm ai tempi del primo governo Berlusconi, e in seguito il candidato delle opposizioni alla presidenza della commissione di Vigilanza della Rai, Leoluca Orlando, e da ultimo anche il presidente Riccardo Villari. «E’ come Giuda si sarebbe venduto per trenta denari», così Di Pietro. E tanto per cambiare Berlusconi denuncerà Di Pietro. Infuriato telefona in diretta agli studi di Ballarò e parla, com’è ovvio pensare: «Non ho mai incontrato Villari. Non ho mai chiesto un appuntamento con l’onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: è vero che nel 1994 ho chiesto di incontrare Di Pietro perché volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l’ho saputo ho subito cambiato idea. O Di Pietro va a denunciarmi alla magistratura, o sono io che denuncerò lui per calunnia».Il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris coglie il silvio al balzo e lo fa incontrare telefonicamente con Epifani, il quale lo accusa di non aver invitato la Cgil, “il più grande sindacato italiano”, all’incontro della scorsa settimana con Cisl e Uil. Berlusconi subito s’inalbera dicendo che non l’aveva organizzato lui l’incontro e che essendo stato invitato aveva partecipato, e specifica: «Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro. Chiederò a lui consenso su tutto… Sei un dittatore». Ha belle parole anche per Bersani: «Veltroni, Franceschini, il vostro alleato Di Pietro mi insultano». Berlusconi ne ha i coglioni pieni e la telefonata finisce e così anche il divertimento di Floris e dei presenti in studio.
Così mentre tutti litigano, l’Alitalia non decolla, la depressione invece tutti s’accolla e a nulla valgono i cori di protesta in piazza, se poi c’è chi promette mazzate a non finire a ogni Pulcinella e Arlecchino in odor di sogni di rivoluzione, di socialismo popolare.
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