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Eluana Englaro: chi rimuoverà il sondino? e in quale struttura?

Eluana Englaro:
chi rimuoverà il sondino?
e in quale struttura?

di Giuseppe Iannozzi

Da profano qual sono, io penso che Eluana non sia più una entità viva da un lungo lunghissimo pezzo, ovvero da quando è iniziato (e mai terminato) il suo coma profondo, coma che oramai dura da ben 17 e più anni. In tutto questo tempo, mi sembra non ci siano state reazioni cerebrali significative che facessero pensare che Eluana incorporasse ancora in sé un seppur minimo anelito di vita.
E’ brutto da dire, ma sostanzialmente oggi Eluana Englaro è una macchina il cui cervello è morto (e cioè privo di significative reazioni chimiche ed elettriche che danno all’individuo la coscienza di sé e quindi la vita). Non c’è coscienza in lei, c’è invece un corpo che si mantiene integro perché alimentato e idratato. Null’altro. E’ anche vero che in rarissimi casi si è avuto il risveglio di malati caduti in coma profondo, anche dopo venticinque anni; e che se fosse stata staccata loro la spina, non avrebbero più avuto alcuna speranza di risvegliarsi. Mi chiedo però che vita potrebbe mai essere quella di un soggetto che si risvegli dopo decenni e decenni, anche se l’eventualità è molto più che remota. Però è già accaduto. Tuttavia non credo sia il caso di Eluana: qualche giorno or sono è andata incontro a una emorragia di una certa importanza, segno inequivocabile che anche il corpo, oramai scevro di coscienza, è oltremodo stanco (consumato). Continuare ad alimentare il corpo di Eluana, e non Eluana, si badi bene alla netta differenza, non ha niente di umano in una accezione laica e non ce l’ha in una meramente cristiana. La sentenza avrebbe dovuto avere il coraggio di pronunciarsi per “la dolce morte”, per l’eutanasia; si è invece pronunciata dando luogo a una vigliaccata, con un “non alimentare e dissetare più Eluana”, o meglio, il corpo che un tempo fu dotato di coscienza intellettiva e che era Eluana.

Il caso di Eluana non ha niente a che vedere con quello di Piergiorgio Welby: Welby ha espresso la sua volontà perché una coscienza ce l’aveva ancora seppur oramai prigioniera di un corpo morto; per Eluana invece è diverso, non è il corpo ad essere morto, bensì la coscienza, il cervello. I due casi non sono paragonabili.
Il padre di Eluana ha deciso cosa fosse meglio per lei; ma essendo stato lui il padre la persona più vicina alla figlia e con tutta probabilità colui che maggiormente l’ha amata e conosciuta, sono dell’opinione che solo a lui spettasse decidere se continuare ad alimentare un corpo privo di coscienza o no. La Chiesa non c’entra assolutamente niente con Eluana, né con chi si trova nella sua stessa condizione; e mai dovrebbe intervenire nelle decisioni dell’uomo, tranne in quei casi dove sia il malato stesso a chiedere della Chiesa, o che abbia così disposto tramite testamento.

Personalmente in simili casi penso che le proprie credenze religiose non dovrebbero influire su cosa potrebbe essere giusto e su cosa invece no. Io sono ateo/agnostico, ma rispetto le fedi altrui fin tanto che non scadono nel fanatismo e nel fondamentalismo. Il fondamentalismo religioso mi fa orrore, perché è una, forse la principale causa di conflitti nel mondo sin da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa su questo pianeta a cui ha presto dato il nome Terra.

Al di là di quelle che sono le mie convinzioni personali, attenendomi ai dati di fatto – ovvero a quelli che sono stati resi pubblici – oggi Eluana è sol più un corpo in stato vegetativo che di sé non ha più alcuna coscienza. Potrà forse sembrare cinico dirlo papale papale, ma il corpo di Eluana è purtroppo una macchina che continua ad essere alimentata e solo per questo motivo il suo cuore batte ancora. Ma al battito del cuore non è associata alcuna scintilla di coscienza, e senza di questa non si può proprio dire che Eluana sia viva. E’ un corpo umano, su questo sono d’accordo: ma la vita non può essere ridotta a una macchina scevra di coscienza. Per quel che ne sappiamo, continuando ad alimentare il corpo di Eluana, esso potrà andare avanti ancora venti, trenta, quaranta anni. E’ vita questa? Sarebbe una vita? Io sono dell’opinione di no. Faccio un esempio terra terra: si prenda una automobile il cui motore è guasto e non riparabile e gli si dia benzina; il risultato sarebbe che la macchina produrrebbe colpi di tosse, rumore di pulegge e ingranaggi, ma non si sposterebbe di un solo centimetro. Ora Eluana è proprio una macchina: il cervello è morto. Non ci sono segni di attività cerebrale. Niente di niente. Che tutti gli altri organi funzionino è un fatto puramente accidentale, ma la coscienza di Eluana si è spenta 17 anni or sono per non riaccendersi più. Le conoscenze attuali in medicina ci fanno pensare, con un margine di errore infinitesimale, che il cervello di colei che fu Eluana si è spento per sempre. Non c’è niente che dimostri il contrario e non c’è nessun dato che possa supportare l’idea (la speranza, per quanto minima) che un domani una scintilla di coscienza possa tornare ad albergare nella scatola cranica della donna in coma.

Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, ha detto in maniera inequivocabile che le strutture della sua regione sono «indisponibili». E’ quello di Formigoni un “no” a cui si riaggancia la tesi esposta da Roccella: «non esiste alcun obbligo» a dar corso alla sentenza della Cassazione che autorizza a interrompere nutrizione e idratazione. Per tale ragione il «luogo più confacente» per attuare la sentenza dovrebbe essere la casa della famiglia Englaro. Un’idea questa ripresa anche da monsignor Rino Fisichella, presidente della pontificia Accademia Pro Vita: «Sono nato a casa, spero di morire a casa. Questa è la dimensione più umana». Monsignor Fisichella dà dunque pieno credito alla tesi espressa da Formigoni, che è anche quella di alcuni magistrati.

Resta però da chiarire se i termini della sentenza consentano davvero la rimozione del sondino in casa, visto che l’atto dispone che l’interruzione del «sostegno vitale artificiale» debba avvenire «in un hospice o altro luogo di ricovero confacente». Beppino Englaro dissente in maniera piuttosto forte: «Eluana è stata portata in quello stato in una clinica e con l’aiuto di una clinica deve uscire da quella condizione. Tutto il resto è barbarie. Abbiamo preso diversi contatti, ora vogliamo riflettere». Non è stata esclusa la possibilità che ci si possa recare all’estero per la rimozione del sondino. Carlo Alberto Defanti, il neurologo che ha in cura da anni Eluana: «Ma sarebbe una sconfitta per l’Italia». La disponibilità a togliere il sondino è arrivata dal ginecologo Silvio Viale, ma non c’è ancora una conferma ufficiale.

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    1 Commento »

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    Una Risposta a “Eluana Englaro: chi rimuoverà il sondino? e in quale struttura?”

    1. mario controguerra dice:

      Finalmente un commento onesto e non replicante i commenti ufficiali o semi-ufficiali delle due parti che si confrontano e che stacca la spina definitivamente al Sen. Ignazio Marino, medico cattolico, ricercatore ed ex-Presidente della Commissione bioetica del Senato che oltre a negare si possa parlare di eutanasia nella sentenza della Cassazione, ha dichiarato che l’alimentazione fornita a Eluana si configuri come cura e non nutrizione, in quanto dispensata con sondino tenuto in permanenza e non con cucchiaio e bicchiere!! Vedere che si chiamino le cose col loro nome in quest’ epoca di cervelli in autoeutanasia e in autocensura globale ha riacceso quell’ ossigenazione ormai esaurita al mio cervello; grazie, dunque per questo intervento di rianimazione prestatomi anche in assenza di mio testamento biologico (che penso non farò mai..) perchè se avessi confidato nel Dott. Ignazio Marino sarei morto in modo certo, senza causare nessuna problematica etico-scientifico-giuridica! Ciào a tutti!

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