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Ratzinger a Pompei Non una parola sulla Camorra

Ratzinger a Pompei
Non una parola sulla Camorra

a cura di Giuseppe Iannozzi

Ratzinger attacca senza mezze misure l’anticlericalismo contro la Chiesa. E non pronuncia una sola volta la parola «camorra». Il pastore tedesco si trova in visita al santuario della Beata Vergine del Rosario a Pompei: ha celebrato una messa sul sagrato davanti a trentamila persone, dimenticando le urgenze della regione Campania con la scusa della spiritualità.

Ciro Benedettini, vicedirettore della sala stampa vaticana: «La parola camorra è stata esclusa di proposito dai discorsi del Papa a Pompei. Ma soprattutto per una forma di rispetto verso la maggioranza dei campani che sono persone oneste e non camorristi. Inoltre si tratta di un pellegrinaggio, quindi a dimensione strettamente spirituale. Infine Ratzinger ha preferito suggerire in positivo quali sono le energie attraverso cui si può sconfiggere la camorra, invitando a essere fermento sociale, a non cedere ai compromessi, a difendere la famiglia, a combattere contro ogni violenza. [...] È meglio accendere una candela che maledire l’oscurità. La Campania non è solo questo e il Papa ha inteso incoraggiare l’impegno delle persone per bene nella difesa dei valori e nella costruzione di una civiltà dell’amore, che rappresenta certamente anche un impegno anticamorra».

Durante la messa Ratzinger ha detto che Pompei, con le sue «opere sociali», non è una «cattedrale nel deserto», ma «è inserita nel territorio della valle per riscattarlo e promuoverlo». Ricordando le opere sociali della cittadina, molte collegate alla attività della Chiesa, il pastore tedesco ha definito Pompei «una cittadella di Maria e della carità, non però isolata dal mondo, non, come si suol dire una ‘cattedrale nel deserto’, ma inserita nel territorio di questa valle per riscattarlo e promuoverlo. La storia della Chiesa, grazie a Dio, è ricca di esperienze di questo tipo, e anche oggi se ne contano parecchie in ogni parte della terra. Sono esperienze di fraternità, che mostrano il volto di una società diversa, posta come fermento all’interno del contesto civile».

Ricordando Bartolo Longo, fondatore del santuario, trasformatosi come san Paolo «da persecutore in apostolo», il Papa ha poi osservato che anche ai nostri giorni «non mancano simili tendenze». «La vicenda della sua crisi spirituale e della sua conversione appare oggi di grande attualità»: da studente, «influenzato da filosofi immanentisti e positivisti, si era allontanato dalla fede cristiana diventando un militante anticlericale e dandosi anche a pratiche spiritistiche e superstiziose». Poi la conversione, che «contiene un messaggio molto eloquente per noi, perché purtroppo simili tendenze non mancano nei nostri giorni. In questo Anno Paolino – ha aggiunto – mi piace sottolineare che anche Bartolo Longo, come san Paolo, fu trasformato da persecutore in apostolo: apostolo della fede cristiana, del culto mariano e, in particolare, del Rosario, in cui egli trovò una sintesi di tutto il Vangelo. Questa città, da lui rifondata, è dunque una dimostrazione storica di come Dio trasforma il mondo: ricolmando di carità il cuore dell’uomo e facendone un ‘motore’ di rinnovamento religioso e sociale».

Prendendo spunto dalla beatificazione a Lisieux, in Francia, di Louis Martin e Zelie Guerin, genitori di santa Teresa patrona delle missioni, Joseph Ratzinger ha richiamato un’intenzione «che mi sta tanto a cuore»: «La famiglia, il cui ruolo è fondamentale nell’educazione dei figli. Ed allora, quasi proseguendo idealmente il pellegrinaggio che tante famiglie hanno compiuto un mese fa a questo santuario, invochiamo la materna protezione della Madonna di Pompei su tutti i nuclei familiari del mondo, pensando già al sesto incontro mondiale delle famiglie, in programma a Città del Messico nel gennaio 2009». Leggendo il testo della tradizionale supplica alla Madonna del Rosario, il pastore tedesco ha concluso l’Angelus pregando «per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa e il mondo perché, pentito, ritorni al tuo cuore».

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