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Scontri durante Italia-Bulgaria: inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

Scontri durante Italia-Bulgaria
Inni al Duce, croci celtiche, saluti romani

a cura di Giuseppe Iannozzi

Cinque italiani in stato di fermo a Sofia dopo i disordini scoppiati prima e durante la partita Bulgaria-Italia. Stando ad alcune fonti diplomatiche i tre tifosi sono stati fermati per «vilipendio alla bandiera» bulgara. Dopo aver visionato i filmati del match, dove si vede appiccare il fuoco allo stendardo bulgaro sugli spalti dello stadio di Sofia, gli inquirenti hanno individuato i presunti responsabili, è quindi scattato per tutti lo stato di fermo.

Il ministro della Difesa italiana, Ignazio La Russa: «Se fossi stato lì mi sarei vergognato. Non c’è nessuna giustificazione storico-politica per questa gente, sono solo maldestre esibizioni muscolari».
Per Pina Picierno (PD), ministro delle politiche giovanili del governo ombra del Pd, «le scene a cui abbiamo assistito sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante. Sabato sera abbiamo avuto la chiara evidenza che non si tratta solo della presenza di frange o di gruppuscoli politicizzati ma che il tifo calcistico, per sue peculiarità, presenta in maniera lampante dinamiche in atto nella nostra società. Ci troviamo di fronte ad una internazionale nera degli ultrà, un fenomeno davanti al quale non si può fare finta di nulla, e che richiede interventi decisi a cominciare dal divieto di accesso agli stadi. Qui non si parla di singoli tifosi ma di persone e gruppi organizzati che sfruttano il calcio per dar sfogo alla violenza politica e xenofoba che anima i loro atti».

«E’ la prima volta che la Nazionale vive una serata così, e lo dice uno che è in azzurro dal 1963», commenta con amarezza Gigi Riva, capo delegazione azzurri. «Noi non abbiamo bisogno di tifosi così anche perché non siamo come loro. Insomma, condanniamo quello che è successo. Arrivare lì allo stadio e vedere che nell’angolino della curva riservato agli italiani succede questo non è certo bello. Tra l’altro, hanno incattivito la partita». Riva, però, propone di staccare la spina:«Io sono per non parlarne, questa gente non va presa in considerazione anche perché cerca pubblicità. E poi i veri tifosi della Nazionale sono persone perbene e sono tanti». Rocco Crimi, sottosegretario con delega allo sport: «È una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica» Per Crimi la connotazione politica dei tifosi è «irrilevante»: «Perché la verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio. Occorre isolarli e il ministro dell’Interno Maroni sta facendo il massimo. Ma il problema non è semplice anche perché stiamo svuotando gli stadi e la conseguenza è anche in uno spettacolo privato di parte del suo fascino».

Per Domenico Mazzilli, da poche settimane direttore dell’Osservatorio del Viminale sulla sicurezza delle manifestazioni sportive, che non condanna il comportamento dei centocinquanta ultrà italiani: «I cori ‘Duce-Duce’ e il braccio teso durante l’inno di Mameli? In Bulgaria non è reato… Io non faccio il sociologo, i reati vanno attribuiti nel Paese in cui avvengono. Fino adesso questo gruppo era rimasto in riga, ora vedremo bene cosa è successo e valuteremo per il futuro. Ma parliamo anche dei fischi all’inno di Mameli: anche quelli non sono reato, ma se mi permettete non sono educazione…».

Prima del match c’era già stata una rissa in un bar di Sofia con alcuni supporter della squadra di calcio bulgara del Cska. Circa 30-40 persone di nazionalità italiana si sono alzate tutte d’un colpo dal cortile del bar dove sedevano e correndo si sono scagliate contro un gruppo di nazionalità bulgara. La Polizia è intervenuta separando i due gruppi di facinorosi. Uno degli italiani coinvolti, di circa 30 anni, ha spiegato ad Apcom: «Siamo un gruppo misto, proveniente da tutta Italia, sempre al seguito della Nazionale. Ce la prendiamo con quelli del Cska perché sono comunisti, noi invece siamo fascisti e siamo amici del Levski».

I cori dedicati al Duce sono poi continuati all’interno dello stadio.

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    1 Commento »

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    Una Risposta a “Scontri durante Italia-Bulgaria: inni al Duce, croci celtiche, saluti romani”

    1. Oronzo Canà dice:

      quando succedono queste cose mi vergogno profondamente di essere italiano. perchè le persone non capiscono che lo sport non deve essere macchiato con la violenza.

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