Il collezionista di figurine
Pubblicato da Kristalia
Metà del piacere sessuale non sta nell’atto, ma nel raccontarlo all’indomani stesso agli amici. Boeri
Il puttaniere-recensore
Bello, intrigante, intelligente, distinto, colto, brillante.
Così appare e si propone alla società.
Forse questi soggetti hanno una spiccata smania di protagonismo e nel perseguire il loro obiettivo possono arrivare ad annientare il prossimo, con qualunque mezzo.
Il problema che affligge costoro è come procurarsi il potere, sapendo che questo deriva da spregiudicatezza, astuzia, coraggio e notevole carisma, necessari ad ottenere consensi e sostegni.
Per persone di questo genere il fine giustifica i mezzi e spesso tale è la loro debolezza di fondo, o frustrazione, che possono anche accontentarsi di platee effimere… virtuali. È il caso di cui tratto.
Sviluppa acume e consapevolezza. Crede in se stesso ma non gode di autentica stima.
Cresce, o crede d’essere cresciuto. È uomo - anagraficamente - e cerca di uscire dalla mediocrità. Vuole il successo, ne ha bisogno per sopravvivere.
Ha un rapporto scostante con il prossimo, in particolare sviluppa un’avversione verso le donne e le deve punire. Impara ad usarle per affermare la sua presunta virilità. Questo solo appagherà i suoi vuoti.
La sua doppia personalità lo turba e nei momenti di lucidità ne è cosciente. Tenta allora di riconciliarsi con il mondo facendo affiorare in superficie quel malessere devastante e quello è il momento in cui diventa più pericoloso: ripone le sue armi migliori, ben affilate e solitamente taglienti, per indossare l’abito della sensibilità, di cui però ammette di vergognarsi. Si sente goffo in quei panni, è combattuto, giura di essere un umano malinconico e capace di comprendere i malesseri dell’anima, ma è un tentativo debole e inefficace, e in breve tempo ritorna negli abiti a lui più congeniali che lo isolano dal resto del mondo.
Il suo mondo ideale: sesso e internet
Ama il virtuale, non può farne a meno per meglio gestire il personaggio forte e di successo che si è creato. Ma nella moltitudine vuole emergere e per farlo deve collezionare un numero elevato di figurine che poi esibirà alla platea credulona che pende dalle sue labbra.
Come il re eletto a suffragio popolare, è carismatico, afferma e impone la sua leadership, esigendo ovazioni dai suoi sudditi. Guai a mettere in dubbio la sua parola, lui è il talent scout! Senza consensi non è nessuno, vacilla e spara nel mucchio, auspicando improbabili pubbliche scuse. Ma pur arrogante - o forse proprio per questo - non ha il necessario coraggio per affrontare l’interlocutore e così, diventa sleale e codardo.
Rifiuta i confronti diretti, i dialoghi, preferendo colpire subdolamente alle spalle, e anche quando è smascherato non si arrende. Per lui diventa un’ossessione: attacca fino a che non affonderà la sua tagliente lama nella schiena, restando immobile a guardare la sua preda, vittima ignara, agonizzante.
Due sono i pilastri su cui fonda la sua inutile vita: la virilità e l’approvazione. Mancando uno di questi sostegni diventa una mina vagante, la frustrazione lo acceca e alimenta la sua sete di vendetta.
Poi torna soddisfatto sulla sua collezione di figurine, le conta, ne cerca di nuove: “questa ce l’ho… questa mi manca“. Ne incontra mediamente una alla settimana. Deve mostrarle poi ai suoi discepoli, ma soltanto per un’ovazione in più e per non sentirsi finito. Il suo motto è: “pago, consumo e recensisco“. Però, quando le incontra è signorile, brillante, seducente… le vuole “conquistare”, vuol essere ricordato come il migliore.
In realtà le sue figurine non hanno alcun valore per lui: sono oggettini da gestire a piacimento, da collocare nel suo album disordinato e scoordinato e servono ad alimentare l’illusione di essere onnipotente. Non è cattivo, è malato.
Povere figurine, ignare e inutili terapie, misero strumento di un malato senza scampo.
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