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Intervista a Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba”

Intervista a Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba”

di Chiara Perseghin

La persona che ho intervistato oggi non ha bisogno di tante presentazioni. Chi bazzica la rete prima o poi si imbatte su uno dei suoi siti: Giuseppe Iannozzi, giornalista, recensore, colui che non si risparmia in complimenti o stroncature, oggi ci presenta il suo nuovissimo libro. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata “Morte all’alba“.

1) Giuseppe Iannozzi. Il tuo nome è noto sulla rete. Chi naviga ti conosce, molti ti stimano, ma molti ti temono. Sei sincero e pungente. Ti sei fatto più amici o più nemici?

Nel corso degli anni il mio nome, bene o male, è finito sulla bocca di molti. Anche questo è un risultato, disgraziato quanto si vuole ma pur sempre un risultato.
Quando decisi di parcheggiare le chiappe (anche) in Rete non mi aspettavo granché; ad essere sincero al massimo mi aspettavo una slabbratura nelle maglie della Rete e null’altro. Con gli anni Internet ha cominciato a veicolare le scelte dei lettori e più in generale di chiunque faccia arte. Credo di non sbagliare dicendo che oggi buona metà delle informazioni ci arrivano grazie all’http; ed è ormai un dato di fatto che molte notizie approdano prima in Rete e poi sulla carta stampata. Libri, musica, film sono largamente pubblicizzati attraverso Internet. C’è stato un tempo, neanche poi troppo lontano, in cui si pensava che l’e-book avrebbe soppiantato la carta stampata: così non è stato e sinceramente non ho mai creduto che un e-book potesse cancellare dalla faccia della terra il classico libro. Oggi viene utilizzato soprattutto per la manualistica tecnica, e molti autori in erba pubblicano i loro romanzi o fumetti in formato lit o pdf. Sono un mezzo come un altro buono per la promozione, ma non per altro. Il lettore ha ancora la necessità di avere il supporto cartaceo, per fortuna. Il libro, quando nasce invalido e non arriva né al pubblico né alla critica, può tranquillamente finire al macero e diventare carta riciclata utile per stampare altri libri. Si deve solo imparare a riciclare con maggiore attenzione per far fronte al problema carta, allo sfruttamento delle foreste.
Se come me fai il critico e lo fai senza concedere sconti di alcun tipo, è chiaro che ti fai tanti nemici, nemici che spesse volte si dicono tuoi amici per un puro calcolo di convenienza. In campo artistico e critico preferisco avere dei nemici dichiarati piuttosto che tanti sorrisi a trentadue denti: dai primi so che non tradiranno la loro natura, non tanto facilmente comunque, mentre i secondi ci mettono un secondo a pugnalarti alle spalle con i loro sorrisi. Gli amici sinceri, sempre e comunque, sono una rarità, come i buoni libri.

2) Di te conosciamo soprattutto i tuoi articoli, le tue recensioni spesso al vetriolo, le tue interviste. Ma ora finalmente hai deciso di farci leggere qualcosa di veramente tuo. Intendo qualcosa che nasce dalla tua fantasia, probabilmente con influenze da ciò che ti piace leggere, dagli autori che ami di più. Come mai hai deciso solo ora di pubblicare qualcosa di tuo?

Ho molti lavori nel cassetto, come tutti quelli che scrivono o che hanno la presunzione di voler scrivere. Nel corso degli anni ho scritto soprattutto per gli altri, per promuovere, per scoprire giovani talenti, per dar loro un piccolo spazio e una vetrina d’appoggio. Non so dire quanto abbia fatto, se poco o tanto, ma ho fatto qualcosa più di niente, sono forse stato meno egoista rispetto a tanti altri che scrivono con il solo intento di pubblicare, di impinguare le proprie tasche e mandare al diavolo chi dice loro, con onestà intellettuale, che farebbero meglio ad andare a zappare la terra. Era giunto il momento di dare qualcosa a me stesso, al mio egoismo, all’innata presunzione che è vigile in chiunque abbia preso una penna in mano. O una tastiera.
In parte: ci sono gli autori che ho amato e che amo in questa raccolta che ha per titolo “Morte all’alba”. Ogni racconto è un omaggio a un autore. Ogni racconto ha un suo preciso stile. Non c’è un racconto uguale all’altro, né per stile né per contenuti.

3) Perché una raccolta di racconti e non un romanzo?

Scrivere un buon racconto, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è un’impresa difficile. Un romanzo, proprio perché tale, rischia di accogliere anche parecchi errori senza che nessuno se ne accorga nell’immediato: il romanzo, alla fin dei conti, altro non è che un racconto allungato.
Oggi si è andata un po’ perdendo l’arte del racconto a tutto favore del romanzo fiume: spesse volte ci troviamo costretti a dover leggere libri di 500 e passa pagine per comprendere alla fine che sarebbero bastate venti pagine o meno. Viviamo nell’èra dell’incomunicabilità, dell’epica, della new age e del misticismo, per cui il vino viene annacquato abbondantemente, sperando così di obnubilare le menti della gente, o meglio ancora di far andare in acqua il cervello. E’ abitudine anche che gli scrittori pubblichino prima dei romanzi, e poi una raccolta di racconti ma solo se sono a corto di idee e se l’editore ha la necessità non procrastinabile di riempire un buco.
Il romanzo verrà, ma dopo i racconti.

4) I racconti sono un genere poco amato, o forse sono solo le case editrici che li snobbano facendoci credere che non funzionano? Tu che ne pensi?

Non direi che sono poco amati. E’ più giusto dire che vanno di moda le antologie che accolgono autori diversi. Non amo granché le antologie di AA.VV.: la mia esperienza mi fa dire che il più delle volte tra tanti autori/racconti proposti, uno o al massimo due valgono qualcosa, mentre gli altri servono solo a far volume!

5) Quanto tempo hai impiegato per scrivere questa tua raccolta di ben 29 racconti?

Parecchio. Solo un paio di racconti sono nati e finiti nel giro d’un paio d’ore o meno.
Scrivere racconti intriganti è un’arte, a mio avviso ben più complicata che mettere nero su bianco un romanzo. La dimensione del racconto ha bisogno di maturare nella mia testa, prima di poter approdare alla pagina, questo perché nel racconto tendo a sintetizzare tutto un romanzo. Le mie storie sono ricche di particolari, quasi tutte pensate per diventare possibili romanzi. Come ho già accennato, il romanzo è poi solo un racconto molto lungo, infarcito di personaggi e accadimenti, in non pochi casi studiati per essere degli orpelli e null’altro.

6) Si tratta di una raccolta eterogenea o c’è un filo conduttore?

Non c’è un filo conduttore. Ogni racconto è una storia a sé. Ogni racconto ha un suo preciso stile, ogni racconto affronta un genere o più d’uno. L’unico particolare comune a tutti è la cupezza, anche in quei racconti più felici e ironici.

7) “Morte all’alba” l’hai pubblicato con Lulu.com. Mi incuriosisce molto questa tua scelta. Non penso che tu possa aver trovato qualche ostacolo presso un editore “tradizionale”. Molto spesso su Jujol.com dai spazio a libri di esordienti editi da editori piccoli ma “tradizionali”. Perché non rivolgerti a loro?

Volevo prima sondare il pubblico.
Più volte i miei lettori hanno chiesto un mio libro. Sono anni che me lo chiedono e io ho fatto orecchie da mercante. Oggi mi sono deciso. Avrei potuto proporre il tutto a un editore, e forse sarei stato pubblicato senza troppe discussioni per il solo fatto che sono Iannozzi. Non mi andava questo discorso. E poi volevo arrivare ai miei lettori “vergine”, con i miei racconti, senza editing e cesure o censure. L’unico modo per riuscire ad arrivare conservando la verginità era quella di affidarmi all’editoria on demand, senza alcun intermediario.
Non escludo niente per il futuro.

8 ) Ho visto che su Lulu hai messo in vendita solo il libro. Come mai non hai previsto la possibilità di poter scaricare “Morte all’alba” in formato digitale?

La ragione è semplice: non credo che il download possa aiutare l’autore o l’editoria.
Non credo neanche nelle Creative Commons License.
Chi avrebbe scaricato il mio libro, 128 pagine, se lo sarebbe dovuto stampare, tranne nel caso avesse avuto la malaugurata intenzione di leggerlo a video. Stampare con una comune stampante costa: tra inchiostro, fogli ed eventuale rilegatura, avrebbe speso una cifra ben superiore al costo del libro bell’e stampato grazie all’editoria on demand.
Offrire un assaggio del proprio lavoro può aiutare il potenziale lettore a orientarsi. Offrirgli il libro in formato digitale è un modo sbrigativo per prenderlo per i fondelli. Per esperienza chi ha scaricato un libro in formato digitale e gli è piaciuto, alla fine l’ha comperato; magari ha aspettato l’edizione in paperback, però ha sentito la necessità di avere il formato tradizionale.

9) Io “Morte all’alba” l’ho ordinato e sto aspettando di riceverlo per leggerlo. Ovviamente sarà mia cura farne una recensione “sincera”, ma se avrò delle altre curiosità spero vorrai concedermi un altro po’ del tuo tempo per altre domande. Nel frattempo ti ringrazio e buon lavoro.

Sono molto curioso di leggere la tua recensione. Mi auguro che “Morte all’alba” incontri il tuo favore, ma se non dovesse piacerti spero me lo vorrai dire nero su bianco senza peli sulla lingua.
Chiaro che se avrai altre domande da porgermi, sarò ben felice di rispondere.
Grazie a te per avermi offerto la possibilità di chiarire il motivo per cui ho deciso di pubblicare e in questa forma.
Buon lavoro a te.

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    4 Commenti »

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    4 Risposte a “Intervista a Giuseppe Iannozzi autore di “Morte all’alba””

    1. Vivendolestelle dice:

      Ho letto attentamente l’intevista e faccio i complimenti a tutti e due! Siete stati davvero bravi! Belle le domande e altrettanto profonde e ben argomentate le risposte. Mi complimento con Giuseppe che io stimo particolarmente! Mi complimento soprattutto per il fatto che riesce ad essere se stesso in ogni situazione, riesce a dire quello che pensa schiettamente e con verità.
      A fregarsene dei nemici e ad andare avati per la sua strada! Il suo libro è una dimostrazione molto valida della sua caparbietà, della sua bravura di giornalista e scrittore che ama ritrarre il mondo per quello che è. Amo particolarmente il genere racconto e credo sia stata un’ottima scelta soprattutto per esordire!
      Molte volte un racconto dice più di un romanzo perchè un romanzo non è che un racconto ingrandito! Complimenti Giuseppe e complimenti Chiara!
      Sono certa che l’autore riscuoterà grande successo perchè sa farsi amare dal suo pubblico!
      Un sorriso

      Vivendolestelle

    2. ladylunaa dice:

      forse sono tutta matta come tu mi dici, forse sono anche trasparente
      -quando mi credi assente-
      ma leggo tutto del tuo grande cuore
      e le tue strambate in orzata libera riesco a sincronizzare
      buen dia grande ReKinghe

    3. Bandini dice:

      Non sono d’accordo sulla definizione di romanzo come “racconto allungato”. Solo un cattivo romanzo, in certi casi, può essere definito così.

    4. diorbibboky dice:

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