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Liberazione, sciopero, sovvenzioni ai giornali: una storia del Belpaese

Liberazione, sciopero,
sovvenzioni ai giornali

Una storia del Belpaese

di Giuseppe Iannozzi

Credo che un giornale, di qualsiasi schieramento politico esso sia, non dovrebbe mai e poi mai, in nessun caso, ricevere finanziamenti dallo Stato.

Mi spiace per i giornalisti di Liberazione cui va la mia solidarietà, ma i giornali non possono credere di campare grazie allo Stato: se intendono fare informazione grazie ai finanziamenti dello Stato sono allora diramazioni della macchina statale prima che organi di partito e giornali destinati a informare il pubblico tutto. Un quotidiano deve saper informare tutto lo spettro di possibili lettori, altrimenti affonda. Il giornalismo è purtroppo uno dei tanti talloni d’Achille del Belpaese: quasi sempre imparziale. Non sorprende dunque che per sapere qualche cosa del proprio paese bisogna leggere i quotidiani stranieri.


Attualmente non mi piace nessuna rivista e quotidiano italiano: nessuno. Solo qualche articolo fortunato pizzicato di tanto in tanto dai giornali di destra di sinistra di centro… riesce a fornire una parvenza d’informazione imparziale.
Come ho già specificato nessun giornale dovrebbe campare grazie ai finanziamenti statali, ciò vale a maggior ragione per quelli del gruppo Mondadori, nonché per Il Sole 24 Ore, l’Espresso, ecc. ecc.
Un giornalismo che riceve soldi dallo Stato è di esso succube, che lo voglia o no, che alzi la voce o no.
Nessun governo di destra o di sinistra sino ad ora ha pensato a togliere i finanziamenti a tutti i giornali: chissà come mai! Forse perché gli fa comodo impinguargli le tasche.

Comincerò forse a credere che l’informazione in Italia non sia poi tanto pilotata solamente quando per miracolo o chissà che altro verranno tolti i finanziamenti pubblici ai giornali. Tagliando queste spese spropositate, l’Italia tutta ne trarrebbe grande beneficio.

Il parassitismo nell’informazione deve cessare: in una democrazia non è auspicabile che i giornali ricevano soldi dallo Stato.

Né è debito pensare di profondere indennità stratosferiche a parlamentari e uguali sovvenzioni ai giornali, assegnare parcheggi e scorte a chiunque, auto blu, e via di questo passo a più non posso. Così i soli a fare la bella vita, ma proprio bella, sono i parlamentari e pochissimi altri sédicenti comunisti – arricchitisi grazie agli sperperi dello Stato -, che caduto un governo si sbattono sulla tv di Stato, RaiDue, sull’Isola dei Famosi a cercare la Ventura.
E’ la nostra proprio la terra dei cachi: da una parte pochi capitalisti con tanti schiavetti, dall’altra pochi comunisti che fanno la Dolce Vita prendendo a piene mani dalle casse dello Stato, i quali ogni tanto, tirando il fiato annoiati, balbettano che l’operaio guadagna sì e no 1000 Euro al mese, che muore sul posto di lavoro, che non ce la fa a sbarcare il lunario, e blablabla. Ma con il blablabla di quanto siamo bravi e belli noi comunisti italiani non ci si è riempito mai nessuno la pancia.

Un comunismo come quello che c’è in Italia oggi, cioè uno spudorato veltronismo, ha tagliato le gambe all’idea stessa di un comunismo egualitario a misura di popolo.

Qui il blog dei giornlisti di Liberazione

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