Alitalia: chi ci capisce è bravo, di Renzo Montagnoli
Pubblicato da Renzo Montagnoli
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Alitalia: chi ci capisce è bravo
di Renzo Montagnoli
La vicenda è sotto gli occhi di tutti ed è tipica di quanto accade da tempo nel nostro paese. Questo carrozzone, perché di carrozzone si tratta, è sempre stato gestito con criteri clientelari, senza trasparenza e oculatezza. Cosa sia costata fino a ora alla collettività è di difficile quantificazione, ma sicuramente si tratta di una cifra elevatissima. Nonostante questo, anche per la concorrenza di un mercato sempre più agguerrito, poco a poco si è ridotta in stato fallimentare.
Il precedente governo così si decise a venderla e ottenne l’offerta solo di Air France, progetto poi fallito, sia per l’intransigenza dei sindacati, sia per la turbativa da parte dell’attuale premier.
Ora siamo arrivati al momento cruciale, a un progetto di sistemazione che sembra partorito da menti eccelse, ma che, secondo me, è una vera e propria fregatura.
Diciamo che è stata costituita una nuova società, a cui sono state conferite parte delle attività dell’Alitalia, che finisce con il restare un osso senza polpa, che dovrà essere liquidato, sulla base della legge Marzano, opportunamente modificata. E’ infatti inequivocabile che, stante lo stato d’insolvenza pronunciato nei giorni scorsi dal Tribunale di Roma, senza modifiche alle leggi esistenti (è stato provveduto tempestivamente) quel conferimento di attività si estrinsecherebbe in una serie di reati, penali, che vanno dalla bancarotta fraudolenta a quella preferenziale.
Adesso c’è l’intoppo, apparentemente irrisolubile dei sindacati dei piloti, ma a parte questo vediamo i pro e i contro dell’operazione.
Dico subito che Alitalia continuerà a costare soldi agli italiani, per una cifra stimata da Ugo Arrigo (è docente di Finanza Pubblica all’Università di Milano Bicocca) per difetto di circa cento euro a cranio, neonati compresi. Ora non sto a fornirvi il dettaglio, peraltro presente sul n. 36 dell’Espresso. Ma quando c’è chi perde c’è sempre chi guadagna e i nuovi investitoti, per amor patrio, anche se tengono le casseforti all’estero, mettendo a disposizione circa un miliardo di euro contano, fra cinque anni, di realizzare la loro partecipazione per una somma ben superiore all’attuale esborso, stante il reale surplus di valore delle attività in dotazione.
Non solo, ma pare che beneficeranno di un occhio di riguardo dal governo per la loro tradizionale attività imprenditoriale. Per assicurarsi clienti cercheranno di avere il monopolio delle rotte interne, in palese dispregio non solo della normativa europea, ma al principio della libera concorrenza a cui sempre si appellano a parole, ma non a fatti. Inoltre, a conti fatti, la soluzione che era stata proposta da Air France sarebbe stata assai meno dispendiosa per noi e meno penalizzante per i dipendenti. Sì, ora la compagnia di bandiera resterebbe italiana, ma non per molto, perché fra un lustro finirà inevitabilmente in mani straniere.
Mi chiedo se ho capito giusto, perché pagare ancora per ingrassare gente che ha già un mare di soldi e che poi inevitabilmente cederà la partecipazione a un investitore estero non solo mi indigna, ma mi lascia pensare che l’amor patrio ancora una volta sia un richiamo retorico per metterlo in quel posto alla patria stessa.
In ogni caso, ob torto collo, al punto a cui siamo arrivati tanto varrebbe concretizzare questo sciagurato piano, senza che i sindacati continuino a muovere ostacoli non solo per la difesa dei lavoratori, ma – è un mio dubbio – anche per far fare a questo governo una figuraccia.
Le alternative sarebbero solo una: tutti i dipendenti a spasso.
Voi che ne dite?
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4 Commenti »
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Pubblicato il 15 09 2008 alle 5:16 pm
Io penso di non essere la persona più qualificata per farti un commento,ma ti voglio raccontare una piccola storia che mamma ci ha insegnato da sempre:
C’era una volta una mamma ed una bimba che facevano un giretto in fondo la via.
Ad un tratto la bimba notò un bellissimo formicaio fatto di stradine e di tante formichine operose che le frequentavano.
Ma passò un cattivo bimbo e con i piedi e tanta rabbia distrusse il formicaio.
La bimba molto dispiaciuta e la madre tornarono a casa.
Passati pochi giorni, madre e figlia ripercorsero quel pezzo di via e con grande stupore la piccina chiese alla mamma come avevano fatto le formiche a costruire di nuovo il formicaio.
La mamma saggia rispose che nelle disgrazie le brave famiglie sono unite, si rimboccano
le maniche e si impegnano a fare tornare a posto le cose.
Tutto ciò accade solo se c’è amore e volontà.
Forse noi Italiani non siamo una famiglia unita ed è per questo che tutto va a rotoli.
Ciao vany
Pubblicato il 15 09 2008 alle 5:27 pm
Certo che non siamo una famiglia unita.
Al riguardo puoi leggere questo mio vecchio editoriale:
http://armoniadelleparole.splinder.com/post/15673902/Crisi+di+governo+e+crisi+dello
Pubblicato il 15 09 2008 alle 9:21 pm
ma perchè air one si fa comprare anche lei ?? non doveva essere il piano di salvataggio alitalia ?? alitalia perde un milione al giorno ma i 20000 dipendenti in CIGS ci costerebbero molto di più, ergo tratteniamo 50 euro/giorno a dipendente o meglio 25 a dipendente che fa mezzo ilione e l’altro mezzo milione ai strapagati ed inetti dirigenti, e così salviamo tutto l’indotto : e pensare che in considerazione del suo potenziale mercato alitalia avrebbe dovuto essere una delle prime compagnie aeree al mondo… pazienza, un’altra occasione mancata !!
Pubblicato il 15 09 2008 alle 9:54 pm
Complimenti Romanticaperla per la storiella, molto carina. La penso come Renzo, siamo poco uniti. Ma io non mi scoraggio.