Scrivere
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
Interessante articolo di Lorenzo Viganò, apparso in “Magazine” di questa settimana (allegato del Corriere della sera).
Il contesto è quello di presentare i “Corti di carta”, racconti brevi e inediti di vari autori.
“Il vero scrittore è come un bravo calciatore”
Piero Colaprico (uscirà il 3 luglio – con il Corriere della Sera – il suo corto dal titolo “Scala c”) ci parla di cosa devono contenere i racconti per intrigare e incuriosire il lettore.
“I racconti deve avere un lampo, qualcosa che abbagli il lettore, che lo spiazzi lo sorprenda. Può essere una frase, un colpo di scena, il lato nascosto e imprevedibile di un peonaggio, un retroscena inaspettato. Ciò che conta è che sia improvviso e faccia sobbalzare chi legge sulla poltrona”. Solo così, dice Piero Colabrico, giornalista e scrittore, “padre” con Pietro Valpreda della figura letteraria del maresciallo Binda, il racconto può dirsi riuscito. Solo così può reggere il confronto con il romanzo che, per continuare nel parallelo meteorologico, “ha invece il respiro di un lungo temporale o di un’intera giornata di sole”. Ma è tutto “Perché a differenziare una storia di quaranta pagine da una di trecento è anche lo spazio dedicato alle descrizioni, che con un libro a disposizioni possono essere lunghe, minuziose e precise, ma in una novella devono necessariamente essere brevi e veloci, delle semplici pennellate o poco più”.
“…il vero scrittore è come un bravo calciatore che sa mettere la palla esattamente dove desidera. Che non si limita a centrare la porta, ma se vuole fa goal. A maggior ragione quando si tratta di un racconto, dove non si può sbagliare nulla perché l’errore emerge più chiassosamente che in un romanzo. Basta una pagina debole perché il racconto non funzioni: il lampo sparisce e la storia si spegne”.
Mi capita di leggere molto “inedito” in questo periodo, di autori che cercano di emergere nel dentro di un meccanismo infernale quale l’editoria.
E a malincuore mi rendo conto che non si riesce a trasferire su “carta” (che poi sia word in quest’era tecnologicamente avanzata, ha poca importanza, il senso rimane), la fantasia che è propria dello scrittore.
E’, anche vero che tutto si è detto e scritto, e che rimane estremamente complicato “inventare” una storia che non ricada sul banale o sul già detto/scritto, appunto.
I romanzi si aggrovigliano nei troppi personaggi che perdono il proprio “ruolo” nella confusione del narrare, Troppo spesso la voce narrante diviene l’io inconscio che parla delle proprie turbe nel quotidiano vivere, innescando, così, quel meccanismo di diario delirante che si perde nelle troppe descrizioni sminuendone la trama. I racconti brevi hanno una trama minimalista, quasi a voler essere un diario e nel dentro scriverci uno squarcio di vita. Ma come dice Colaprico “non abbagliano, non sorprendono, non intrigano…”.
Bisogna inventarsi, reinventarsi se si vuol fare come mestiere lo scrittore. Cosa non facile, ma non impossibile.
Consiglio di scaricare e sbirciare il “Corso di scrittura e narrazione” di Giulio Mozzi, potrete trovarci degli ottimi spunti.
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