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Rachael Ray e la kaffiyeh per la Dunkin’ Donuts

Rachael Ray
e la kaffiyeh per la Dunkin’ Donuts

di Giuseppe Iannozzi

Rachael Ray, la pin up della cucina made in America, è stata censurata per via di uno spot che ha girato. No, non è apparsa nuda. Molto più banalmente indossava una kaffiyeh, la tradizionale sciarpa palestinese. Un putiferio: i neocon subito si sono scagliati contro Rachael Ray additandola pericolosa nemica. La sciarpa è stata indicata prima come simbolo dell’intifada contro Israele, poi della Jihad, ovvero della guerra santa islamica contro l’America.

Lo spot reclamizzava le ciambelle della Dunkin’ Donuts. Inutili le spiegazioni della Dunkin Donuts che ha puntualizzato ai neocon che era solo una banale sciarpa studiata apposta per lo spot. I neocon hanno tuonato peggio di Zeus ed Era dall’alto del loro personalissimo Olimpo: “Questa è propaganda per il terrorismo”. Tempo quattordici giorni e la Dunkin’ Donuts è stata costretta a presentare pubbliche scuse per violazione della “political correctness”: ha ammesso che la pubblicità “poteva essere equivocata”.

Michelle Malkin, una neocon, ha sparato senza mezzi termini contro la Ray: “La kaffiyeh celebra i terroristi che nei video tagliano le teste degli ostaggi, è inaccettabile che venga indossata dalle icone liberal”. La Ray, conduttrice del celebre programma Un piatto in 30 minuti, si è difesa definendosi apolitica. Tuttavia la Malkin ha continuato la sua filippica con parole ancora più dure: “L’ignoranza non giustificata questa provocazione, via la kaffiyeh”. Le ha risposto l’antropologo Amahl Bishara, spiegando che la kaffiyeh non può essere ridotta a mero simbolo dell’estremismo islamico, pur ammettendo che a renderla popolare fu il defunto leader palestinese Yasser Arafat; ma subito puntualizza che la sciarpa è indossata da tutti in Medio oriente, da giovani e vecchi, sia a scuola sia sul posto di lavoro, dunque farla apparire in uno spot pubblicitario non è apologia di reato. I neocon, come tutta risposta, hanno tuonato che non permetteranno nessuna altra pubblicità “filo musulmana”.

Il neoconservatorismo, per l’ennesima volta, l’ha avuta vinta, mentre i liberali sono stati stretti in un angolo.

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