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Apollo e La Fanciulla

 

Apollo e la Fanciulla

di G. Iannozzi & Vany Romanticaperla

 

Tienimi nei tuoi pensieri
in attesa dei tuoi desideri.
Non lasciarmi svanire
nel languore dei dubbi.

Nei miei pensieri, tu sempre.
E allora perché m’assale
questa triste gioia,
come di chi ha perduto
tutto quel ch’amava?
Perché sì tanto violento
è il sentimento
che solo il fischio del vento
sembra
mi accarezzi il volto
colla sua gelida
impalpabile mano
eppur sì dolorosa?

Se resto in fronte alle nuvole,
se volgo lo sguardo a Est;
se cado cogl’occhi a Ovest
speme non scorgo,
ma solo un sole paglierino
che preme sulla linea dell’orizzonte
come cosa che vuol presto cessar
d’esistere.

Mi chiamano Apollo
da millenni; ma io sol sento
che l’assillo continuo
è di dubbi, di tramonti
che spremono lo spirito
fino all’ultima stilla di luce.

Oh Fanciulla, perché t’amo,
perché tutto questo dolore?
Sei il mio pensiero l’anima il corpo:
e forse proprio per questo
sto male. Così tanto in me
nel profondo più lontano
che più non m’appartieni!

Odi il tumulto del mio cuore,
il richiamo del mio fuoco?

Il mio cuore è un pozzo
profondo, inaccessibile
persino a me che ne sono
il padrone. Ma sono davvero
io che comando i battiti,
le albe e i tramonti
che nei precordi del petto
affondano
per risorgere il giorno dopo
ma slavati, della loro essenza
privati? Perché,
perché questa assenza?

Volgiti verso me e vieni
a passeggiare nel mio giardino
perché il mio dono d’amore è timido
e mai dirà il tuo nome.

Mai più volgerò
lo sguardo là dove tu stai,
nel profondo dentro me.
Ogni mia fibra
è stata da te avvolta,
come presa dall’ellera
che si torce e s’attorce
e non si ferma mai
né di fronte ai muri più alti
né per le fragilità dei giardini
esposti a venti e piogge,
a schiaffi e lacrime.

Fanciulla, mia ingorda amante,
hai di me preso possesso:
non potevi accontentarti
di quel che ti davo al mattino,
del mio fiore sul tuo cuscino
alla sera. Ingorda, ingorda Fanciulla,
sono così pallido ora per colpa tua,
e non ho una soluzione facile
perché possa ancora amarti
come un tempo.

Morirò allora! Morirò subito
perché tu possa tutto vestirmi
dei tuoi capricci e in essi soffocarmi.
Morirò nel Giorno degl’Innamorati
e più non solcherò i cieli col mio carro
da Est a Ovest. E il mio nome sarà tuo.
E il mio nome sarà uno soltanto: il Tuo.

 

di G. Iannozzi & Vany Romanticaperla

 

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    2 Commenti »

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    2 Risposte a “Apollo e La Fanciulla”

    1. Romanticaperla dice:

      Ll’ammore

      Ll’ammore è comme fosse nu malanno
      ca, all’intrasatta, schioppa dint’ ‘o core
      senza n’avvertimento, senza affanno,
      e te pò ffa’ murì senza dulore

      Antonio de Curtis

    2. biogiannozzi dice:

      :lol:

      E come dar torto a De Curtis?
      Impossibile.

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