La fatwa di Tariq Ramadan invita a boicottare la Fiera del Libro
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
La fatwa di Tariq Ramadan
invita a boicottare
la Fiera del Libro
Questa triste storia di chi vorrebbe boicottare la Fiera del Libro è l’allarmante sintomo di un estremismo politico a solo danno della cultura tout court.
Tariq Ramadan ha invitato “tutti coloro che hanno una coscienza viva” a boicottare la Fiera del Libro di Torino. Da evidenziare che Rifondazione Comunista gioca per il boicottaggio. Fausto Bertinotti si disgiunge dalle idee del suo partito, almeno in questa occasione. Di fatto la Sinistra - se una Sinistra in Italia ancora c’è - è più che mai frammentata, e lo dimostra ancora una volta oggi. Piero Fassino invita a respingere il boicottaggio: “Chiunque abbia una coscienza democratica deve respingere nel modo più netto ed esplicito il boicottaggio”. Dario Fo invece auspica Israele e Palestina ospiti d’onore a Torino. E Moni Ovadia, amico di Fo, dice anche lui la sua - con una certa tiepidezza che comunque non lo salva dall’esser criticato, al pari di Fo: “Che cosa c’è di meglio della cultura per affrontare in modo alto questi problemi? C’è una fiera? E allora ci saranno due temi, e avranno lo stesso diritto di cittadinanza. Perché se è vero che gli scrittori di Israele sono fra i più importanti e fecondi del mondo intero è altresì vero che è davvero difficile parlare di questo Stato facendo finta che non esista un problema Palestina”. Ma: “Respingere con forza il boicottaggio, ma invitare con pari dignità i due ospiti: Israele e Palestina”, all’unisono Fo e Ovadia. Ed ancora, Dario Fo, che non manca di lanciare un timido strale al sindaco Sergio Chiamparino: “La gaffe politica è stata commessa perché in un momento grave come questo, con gli stessi intellettuali pacifisti di Israele che condannano il blocco di Gaza, non si salvaguarda la pace invitando soltanto Israele. Soltanto offrendo la stessa opportunità anche alla Palestina si realizza davvero un intervento pacificatore. Torino sarà anche la città di Primo Levi, ma è anche popolata di gente che viene dall’Africa e in particolare dalla Palestina: insomma bisognava saper approfittare di un momento come questo per creare una situazione positiva, allargare la visione dei problemi, anziché restringerla”. Da mettere bene in evidenza che seppur c’è la velleità intellettualoide di condannare la Fiera, colpevole per alcuni di non aver invitato anche la Palestina, entrambi, Moni Ovadia e Dario Fo, non invitano a boicottare la Fiera del Libro di Torino. Sembra quasi che vogliano entrambi tenere il piede in due staffe, per paura!
Ci troviamo comunque di fronte a una quindicina di giovinetti, dei centri sociali, che hanno occupato la sede della Fondazione della Fiera del Libro in segno di protesta. Il gruppetto di giovinetti ha portato con sé la bandiera palestinese. Al momento dell’irruzione negli uffici della Fondazione, nel centro di Torino al secondo piano di un palazzo di via Santa Teresa 15, erano presenti il presidente Rolando Picchioni e il direttore Ernesto Ferrero. E’ poi intervenuta la Digos della Questura. A una finestra della Fondazione gli occupanti avevano esposto un striscione con la scritta “No Israele” e una bandiera della Palestina. Il messaggio che questi giovinetti hanno lanciato ha un sapore tutt’altro che volto alla Pace fra Israele e Palestina: quel “No Israele” pesa come un macigno. Ed intanto, lo scrittore anglo-pakistano Tariq Alì non parteciperà; l’ha fatto sapere tramite il suo editore italiano Baldini Castoldi Dalai che “lui” non prenderà parte alla Fiera. Tariq Alì dice di non aver saputo quando ha accettato l’invito della Fiera che l’ospite di onore fosse Israele e il suo sessantesimo anniversario di quello che, invece, “i palestinesi definiscono Nakba, disastro”. “Perché - chiede Tariq Alì - la Fiera di Torino non ha invitato i Palestinesi in egual numero? 30 scrittori israeliani e 30 palestinesi. Quello che hanno deciso di fare è un’orrenda provocazione”. Dopo aver ricordato la guerra israeliana contro il Libano e le notizie che ogni giorno arrivano dal “Ghetto di Gaza”, Tariq Alì evidenzia che in Francia e in Germania è virtualmente impossibile criticare Israele e che “sarebbe triste che la stessa cosa avvenisse anche in Italia”. Tariq Alì sottolinea anche che alla Fiera non saranno presenti quegli autori, israeliani, più critici nei confronti del loro paese come Amira Haas, Yitzhak Laor e Aharon Shabtai, che per altro ha rifiutato di andare a Torino. Tariq Alì critica la “burocrazia della Fiera del libro di Torino” che ha deciso di assecondare “i nuovi pregiudizi”.
Fabrizio Cicchitto di Forza Italia ha definito il boicottaggio “puro antisemitismo”, mentre il sindaco Sergio Chiamparino dichiara: “Sta prendendo piede un fondamentalismo politico prima che religioso”. Dello stesso avviso Walter Vergnano, sovrintendente del Regio: “Sarebbe aberrante non poter ospitare liberamente un gruppo di intellettuali. Chi invita una letteratura non è contro un’altra, e rivendico il diritto di leggere libri sia di israeliani che di arabi, ascoltandone gli autori”. Anche per Franzo Grande Stevens pare che nelle scelte della Fiera “non ci sia alcun intento discriminatorio”. Ernesto Ferrero fa il punto con intelligenza e acume: “Sbaglia chi non scinde politica e cultura, e presenta per l’ennesima volta un’immagine faziosa e intollerante della Palestina. Chi protesta non sa il significato di ‘ospite d’onore’: non prevediamo corone fiorite e lanci di caramelle dai balconi, ma incontri con scrittori, per di più critici col governo. Cosa temono gli autori arabi? Vengano a Torino ed espongano democraticamente il loro punto di vista”.
di Giuseppe Iannozzi
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