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Lulu.com apre alla piccola editoria

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Lulu.com apre alla piccola editoria

Una certa eco sta suscitando in rete e in alcuni ambienti editoriali la notizia, riferita ieri da un sito specializzato, della apertura di Lulu.com, il maggiore pod internazionale, ai piccoli editori.

In realtà la notizia non è esattamente una novità, puntualizza Eleonora Gandini, efficientissima PR Manager di Lulu Italia: “Diversi piccoli editori operano già da diversi mesi attraverso Lulu.”

Non vi è contraddizione in questo, argomenta la Gandini, dal momento che, tecnicamente parlando, Lulu non è editore, ma un servizio di stampa on demand, che sfrutta capillarmente il Web come interfaccia per i vari tipi di pubblicazioni e per i servizi aggiuntivi offerti.

L’utente che decide di pubblicare un testo attraverso Lulu è direttamente responsabile del materiale che propone, sul quale Lulu non effettua alcun tipo di selezione o esame.

In tal senso, Lulu non si pone in concorrenza con il mondo dell’editoria tradizionale, che non ha nulla da temere, in teoria, dalla diffusione del pod.

In teoria, si diceva, perchè in realtà esiste anche un’editoria – quella dei cosiddetti editori a pagamento – che potrebbero vedere (finalmente) erosa la loro quota di introiti, derivanti, com’è noto, dal caricare sull’aspirante scrittore i costi di realizzazione del libro.

Si tratta di un fenomeno deleterio, da più parti e da anni stigmatizzato – vedi la coraggiosa campagna promossa da Marcello Baraghini di Stampa Alternativa sul blog Riaprire il Fuoco – ma purtroppo tuttora assai diffuso.

È sufficiente dare un’occhiata alla prima pagina di diversi quotidiani a tiratura nazionale per imbattersi negli annunci di editori reclamizzanti continue selezioni di opere di narrativa, poesia, saggistica (anche elenchi del telefono, volendo), in vista di sicura pubblicazione.

Segnalo anzi la divertente provocazione messa in atto da Il Giornale, che ha proposto a una di queste case editrici una raccolta di poesie composte in realtà da celebri autori. Scontata la risposta dell’editore, che ha puntualmente offerto la pubblicazione di un volume, con contributo spese di 1.800 euro…

È impossibile prevedere la direzione che prenderà il mercato dei libri, caratterizzato da un’offerta smisurata e decisamente sproporzionata rispetto all’esigua massa dei lettori.

Vero è che nuove energie, e – perchè no – nuovi talenti e soprattutto una salutare boccata d’aria pulita potranno scaturire da iniziative libere e oneste come l’autoproduzione – strada difficile, tutta in salita, ma se ci sono le qualità si può anche emergere, come testimoniano alcuni fortunati esempi – e la diffusione di una nuova generazione di piccoli, ma intraprendenti e coscienziosi, editori.

di Luigi Milani

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    1 Commento »

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    Una Risposta a “Lulu.com apre alla piccola editoria”

    1. biogiannozzi dice:

      “…potrebbero vedere (finalmente) erosa la loro quota di introiti, derivanti, com’è noto, dal caricare sull’aspirante scrittore i costi di realizzazione del libro.”

      Penso che questo passo avanti nell’editoria sia più che mai rilevante, soprattutto per abbattere quel moloch che è l’editoria a pagamento, la quale pubblica chiunque purché tiri fuori non pochi danari, senza dare allo scrittore, o aspirante tale, alcun servizio di pubblicità, pubblicizzazione o di revisione (editing). Molto ma molto meglio la stampa on demand, per tutti quegli scrittori in erba che si sono sentiti chiedere soldi per pubblicare. Se un editore, un qualsiasi editore, chiede allo scrittore di pagare, allora Signore e Signori state pur certi che quello è un businessman e null’altro che non farà assolutamente nulla, tranne intascare i vostri soldi. Stampate i vostri libri con lulu.com piuttosto: il servizio è assolutamente gratuito e se il libro vale qualcosa avrete molte più possibilità di farvi notare che non attraverso un sedicente editore. Ovviamente dovrete essere editor di voi stessi. Ma: un editore a pagamento non fa alcun serzizio di editing e quando sì, riesce, il più delle volte, a rovinare il lavoro piuttosto che migliorarlo.

      Lasciate perdere l’editoria a pagamento, cancro vecchio di decenni e decenni. AUTOPRODUZIONE è il futuro, il vostro futuro.

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