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Primobacio 1989

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Primobacio 1989

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le “verità” della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

(Nota: Liberamente tratta da un canto del Maggio francese del 1968)

Testo: F. De Andrè – G. Bentivoglio
Anno di pubblicazione: 1973

Si era ancora negli anni Ottanta, e i cieli erano solcati da nuvole d’arroganza: e qualche nuvoletta ribelle ostentava speranza. Volavano parole dure in aria, erano pietre schiantate contro il vuoto.
Si respirava innocenza, o qualcosa di simile. Non saprei dire. Il fatto è che si era giovani, troppo, in quegli anni per dire cosa fosse giusto o sbagliato. Si pregava per un’assoluzione, una qualsiasi, che fosse umana o civile o, al limite, anche divina. Forse si era meno soli, o solamente sopravviveva questa illusione nei giovani che scorrazzavano nelle strade mentre tutto l’intorno era invasione di storie raccolte da voci che si dicevano amiche. Poi c’era anche la pubblicità, sfrontata e arrogante, non c’era angolo verso cui ti voltassi che non fosse triste comunione di reclame: politica guerra e copertine patinate. Negli anni Novanta non è cambiato granché, ma negli Ottanta si viveva la gioventù e la speranza che l’innocenza doveva pur esser qualcosa, e se non lo era, doveva perlomeno esser nascosta in un qualche dove che solo ci toccava - a noi giovani - scoprire. Io scoprii la fine dell’innocenza nel luglio del 1989, in territorio di confine tra gli Ottanta alla fine e i Novanta all’inizio.

José era uno dei tanti giovani in circolazione: come tutti batteva le strade e incontrava amici. Non fumava troppo, e le canne non le reggeva proprio: una volta ci aveva provato, ma subito disgusto l’aveva colto, un malessere che si era declinato in un niente, in un vuoto. Dopo quella esperienza, aveva mollato lasciando che fossero altri a fumarsi il cervello.
Il prete l’aveva incontrato durante la mattina: si erano scambiati poche parole. Lui era vestito in nero, e pure José. Nel pomeriggio avrebbe incontrato una brunetta, che tutti chiamavano Castalia: non è che fosse un gran bellezza, ma non era neanche una che passasse inosservata. Gli amici gli avevano raccontato che Castalia era la ragazza adatta a lui. Josè aveva replicato loro con un sorriso spezzato in un dolore: non ci credeva, ma doveva pur lasciare che la speranza fosse un tentativo.
Incontrò gli amici al solito muretto sbrecciato: era tutti lì a fumare chi una paglia chi una Malboro, chi a tirar calci ai sassi. E c’era anche Castalia, insieme a delle amiche, che José vide subito nemiche. Castalia era altera, insomma se la tirava. Furono fatte le presentazioni. Quando José tentò di baciarla sulla guancia, un moto di ripulsa la fece tremare: da tutti si era lasciata baciare tranne da lui. Ma poi rimase tutto il tempo con lui a conversare del più e del meno: sembravano davvero affiatati, fatti l’uno per l’altra. José era giovane, troppo, per comprendere che la cordialità che lei gli dimostrava era falsa. Quindi non se ne preoccupò.
“Sembri un po’ ebreo.”, osservò Castalia lisciandosi i lunghi capelli corvini tra indice e pollice. “Quasi vecchio!”
“Sì, me lo dicono spesso. E’ male?”
“Non fa una buona impressione.”
“In che senso?”
Lei ristette indecisa qualche secondo, vittima dell’incoscienza giovanile, se spiegare o dire una banalità qualsiasi.
“No, niente. Non ci far caso. Sono cose che si dicono tanto per dire.”
Il crepuscolo s’era fatto quasi notte. Gli amici ridevano.
“Dovremmo baciarci a questo punto.”, azzardò José. “Che ne dici?”
“Sì, forse.”
Stava per baciarla: le sue labbra erano quasi su quelle di lei, quando lei fuggì via, abbozzando un sorriso, riparandosi tra gli amici, tra le amiche, che ridevano e che stavano dietro a loro testimoni complici d’uno scherzo.
José non la baciò: aveva compreso. Tutto organizzato.
Qualcuno gli gridò, crudelmente, divertito: “Stato bello il primo bacio?”

Sulla strada del ritorno, incontrò una manifestazione: l’aria era pesante e le parole forti. José gettò uno sguardo distratto: erano davvero in tanti a protestare, c’erano anche le forze dell’ordine, ma sembravano pacifiche. Fu catturato dalla bolgia e prima che potesse rendersene conto era anche lui lì, insieme a tutti gli anonimi protestanti a gridare contro, contro che cosa non lo sapeva, ma gridava. Smise quando ricevette un colpo allo stomaco, che lo piegò, facendolo cadere in ginocchio. Era un uomo nero con un manganello: lo teneva saldamente fra le mani, questa era la sua unica preoccupazione. Lo stomaco gli doleva orrendamente: rimise tutto il poco che aveva in corpo, anche l’anima. Non gli badò nessuno, neanche l’uomo nero che l’aveva colpito. Mentre rimetteva, pensava che il primobacio è proprio come si dice che dovrebbe essere, non si dimentica mai, è un dolore che porti per tutta la vita, un ricordo di denti che stridono su altri denti, perché con le labbra non ci sai lavorare e neanche con la lingua. La mascella gli faceva male anche se non era in quel punto che era stato colpito. Per un momento pensò a Castalia, ai suoi capelli neri, alle sue labbra che dovevano essere miele avvelenato, e le desiderò tutte per sé, mentre stringeva i denti perché il vomito cessasse, perché potesse sembrare uomo anche se aveva un disperato bisogno di piangere e lasciarsi andare. Ce ne volle prima che si rialzasse. Faceva un caldo della madonna e le grida gli giungevano ovattate. Si allontanò dalla confusione reggendosi lo stomaco, continuando a stringere i denti stridenti.

Il mattino dopo incontrò il prete che gli domandò se sarebbe stato in chiesa quella domenica.
“No, non vengo.”, ringhiò José.
L’uomo di chiesa in nero lo squadrò un breve istante, poi a bruciapelo gli domandò: “Perché?”
“Sto male, Padre.”
“Ti farebbe bene confessarti.”
“No, non credo. Certe cose appartengono agli uomini e Dio ne sa niente.”
“Dio sa tutto, Gesù morte in croce sa.”
“No, si sbaglia, Padre. Dio non sa. Forse Gesù, suo figlio. Ma è morto in croce.”
“Sì. E allora?”
“Sì, per colpa d’un bacio. Quello di Giuda. A me Giuda non m’ha baciato. Ecco il suo allora!”
Si lasciarono così.

di Giuseppe Iannozzi

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    1 Commento »

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    Una Risposta a “Primobacio 1989”

    1. Romanticaperla dice:

      Non l’avevo letto.Povero josè che delusione.
      Molto avvincente
      :love:

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