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Intervista a Gilberto Gavioli: Il Foglio Clandestino

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Intervista a Gilberto Gavioli:
Il Foglio Clandestino

Come e quando nasce Il Foglio Clandestino?

La rivista nasce nel 1993, con la ferma volontà di incontrare, ricercare, dialogare, condividere la poesia e la letteratura. Si rivolge al passato, la poesia è rilettura costante, ritrovando libri e autori dimenticati; cammina nel presente, fiutando ciò che avviene di nuovo, leggendo e dialogando costantemente. Con mani e orizzonti aperti, il più possibile,

Ad oggi, quanti numeri sono usciti de Il Foglio Clandestino?

61.

Colpiscono, nell’impostazione della rivista, l’aspetto sobrio e il rigore dei contenuti. Una precisa scelta stilistica, immagino…

Una scelta essenziale, direi. L’intenzione era quella di rendersi visibili più che apparire. Ho cercato il modo più semplice di realizzare una rivista decente e senza fronzoli. Il formato è ispirato a Keraunia, rivista di Sergio Fumich, che nasceva un po’ prima de Il Foglio Clandestino. Con il numero 60, la veste è cambiata, siamo passati ad una brossura, sempre essenziale.

Il Foglio Clandestino ha ottenuto numerosi riconoscimenti prestigiosi. Che riscontro ha ottenuto la rivista presso il pubblico dei lettori?

Lo scambio rimane costante, da parte nostra, i lettori sono un po’ pigri nel riscontro, anche chi viene pubblicato non ricambia questa sorta di sorriso e lascia cadere occasioni di crescita reciproca, utile, credo. La rivista è stata oggetto, con altre, fino ad oggi di tre tesi di laurea. esiste una compagine di lettori fedeli, con alcuni si crea una rete di sensazioni, qualche amicizia, si discute su libri e testi. Certo si potrebbe far di più, ma molti considerano il loro scrivere partenza e arrivo, senza possibilità di crescita, né di scoprire lettori veri.

Qual è stato il percorso che ha condotto alla nascita delle Edizioni del Foglio Clandestino?

Le edizioni del Foglio Clandestino nascono nel 2005, come sviluppo, diremmo quasi inevitabile, della più che decennale esperienza della rivista Il Foglio Clandestino. La dimensione editoriale che ne è scaturita condivide questa filosofia originaria, continuando a giudicare importante il dialogo e il confronto, auspicando un continuo interscambio di studio, approfondimento e invito alla lettura con lettori e autori, alla ricerca mai paga di nuovi orizzonti culturali. Al momento le edizioni del Foglio Clandestino lavorano nel settore della narrativa e della poesia, dell’antichista e dei naturalia. La pubblicazione è su invito. Nessun impegno economico viene richiesto agli autori selezionati, chiaro segno di una precisa e decisa marginalità editoriale.

Le Edizioni pubblicano “su invito”: una formula inconsueta, direi. Vuoi spiegarcene il significato?

La linea guida sarebbe quella di non essere sommersi da dattiloscritti, ma senza chiusure naturalmente. Chi pretende e presume di fare cultura non può permettersi di accantonare
e scartare a priori nulla. Ci sono amici/lettori che ci suggeriscono autori, io stesso navigo quotidianamente nei siti letterari e in qualche blog, anche se ci sono incontri casuali che illuminano i percorsi, sovente. In ogni caso leggiamo ciò che arriva, nonostante il nostro “avviso”. Ci ispiriamo a Scheiwiller in questa idea. Il problema di internet è che basta agli autori buttar giù qualche verso e già lo si sottopone ad ogni rivista o editore che oggi è semplice trovare e contattare. Manca l’autocritica e la capacità di porsi in relazione con l’altro, il lettore. Del resto il 70/80% di quanto arriva è scadente, privo di vigore, originalità e, pare, senza un retroterra di lettura e confronto.

L’Istat ha di recente ribadito, una volta di più, che il Bel Paese ama poco la lettura. Quali sono, a tuo avviso, le principali cause di questa situazione?

Difficile e presuntuoso parlarne. Direi che la scuola ha il suo ruolo, le scelte dei docenti sono dettate da programmi calati dall’alto (e da quali altezze?), senza la passione non si può insegnar nulla. Se ci limitiamo ad attingere sempre dallo stesso libro, a cui qualcuno cambia la copertina annualmente, è un po’ difficile creare stimoli ed energia. La poesia nasce con la vita, il suono dei bimbi e il gioco del legare parole. si dovrebbe cominciare con le filastrocche, le rime semplici, ma che possono vivacizzare l’incontro poetico. Penso a Rodari, chiaramente. Quando parlo di poesia con persone che non ne leggono, mi dicono che non la capiscono, ma la vastità delle possibilità di lettura poetica è ampia, è importante suggerire non imporre, dare spazio alla lettura individuale, alla ricerca di percorsi che possano essere adatti al cuore e al passo di ognuno.

Credi che il Web possa giocare un ruolo proficuo nella difficile lotta all’incultura?

Non più di altri mezzi. Come tutti gli strumenti a nostra disposizione, va usato, ma ci sono istruzioni e condizioni d’uso da imparare. Certo la fonte internet è accessibile a tutti e copre distanze, ci sono risposte ma le domande partono da noi, altrimenti… non si esce dall’imposizione di altri. Il libro è la strada, ma l’editoria è in mano a pochi, così come la distribuzione presso le librerie. Il web è più libero certo ma ogni libertà presuppone il rapporto con il prossimo, che spero non rimanga sempre al di là dello schermo e della nostra porta blindata…

Molte piccole librerie stanno progressivamente chiudendo, schiacciate dalla forza commerciale dei grandi “Media-store”: che giudizio dai di questa tendenza?

E’ la tendenza dei poteri forti che si installano ovunque, la grandezza non è sinonimo di qualità o di importanza. I piccoli editori potrebbero vivere e proporre se tutti avessero le stesse possibilità. In francia ad es. lo sconto praticabile per tutti gli editori è del 5%, se da noi qualcuno può fare il 30% nessun altro può stare al passo, credo… inoltre è da sapere che i distributori chiedono il 50-60% per portare gli editori in libreria e se uno non ha tirature mostruose, non va lontano. E i librai, i pochi che ci sono, non hanno il coraggio di sganciarsi dai distributori, pochi accettano libri in conto vendita senza vincoli, ahimé.

Intervista raccolta da Luigi Milani

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