“Corti” a cura di Francesco A. Lanza
Pubblicato da Katia Ciarrocchi
“Corti” a cura di Francesco A. Lanza, Edizioni XII
Titolo: Corti
Prezzo: € 3,30
Dati: 2007, 100 p., brossura
Curatore: Lanza F. A.
Editore: Edizioni XII
Un bijou. Piccolo. Bianco con sopra schizzato un mostriciattolo che da subito ispira simpatia. E’ la copertina della prima antologia di Edizioni XII. “Corti” racchiude 55 racconti “piccoli, piccolissimi, minuscoli e cattivi” di vari autori che hanno “messo una storia” dentro pochi caratteri (200, 800, 1800) e ognuna di questa ferma e cattura il lettore in una profonda riflessione. Dice lo stesso curatore, Francesco A. Lanza: “I corti ci insegnano come stare bene nella pancia di un mostro.”
Scrive Goethe “Nel principio è l’azione“. Può darsi, quanti ci troviamo di fronte a dilemmi esistenziali e morali, in preda alla febbre del visibile, a proclamare la liberazione da sé e da tutto il mondo, tagliando le radici, diventando così, ogni volta un po’ più straniero di se stesso. “Corti” ci fa intraprendere un viaggio privo di ogni certezza, dopo aver affrontato i tanti mostri che abitano il nostro quotidiano. Raggiungere così l’iniziazione alla vertigine che secondo Ciaron presuppone il nostro esistere o meglio la tentazione di esistere. Un lungo esercizio nell’esorcizzare la paura. Mentre manca l’aria e il respiro si fa affannoso da un’emozione costante che svia.
In questo stato di quasi asfissia i narratori dei “Corti” costruiscono immagini, spesso riflesso di un sé stesso intimo e mostruoso, oserei dire quasi un dibattito filosofico sulle questioni dell’origine e dei destini finali. In ogni racconto al limite del surrealismo, i luoghi diventano mentali, fluidi in una società che ci vuole ingabbiati in tecnologie sempre all’avanguardia, in ideologie vulnerabili, in credenze inculcateci da educatori e società nella quale dimoriamo: basta un salto per ritrovarsi carcerati nella pancia di un mostro, un posticino piccolo piccolo, ma che troppo spesso risulta unico riparo sicuro da ciò che ci circonda. De duobus malis, semper minus est elegendum.
“Corti” Inizia con un racconto minuscolo di Francesco A. Lanza “Il racconto dell’atomo“. – Chi ha detto “Luce”? -
La dualità di ogni cosa. Non può esistere la luce senza il buio, l’una è correlata dall’altro ed è anche vero che l’eccessiva luce può accecare: essa favorisce la meditazione, ma non può essere compresa del tutto poiché la dimensione umana è incapace di sostenere la vista della “Totale pienezza”. Affinché due realtà esistano, è fondamentale la presenza “dell’altro diverso me”. Senza i dovuti opposti, non ci sarebbe l’arte di ragionare, estensione atta a far conoscere la bellezza dell’essere e del divenire, ma solo il dominio e la “crudeltà” di una delle due entità. La totalità della luce, se visibile può condurre l’uomo alla cecità e quindi alle tenebre. La totalità del buio avvezza la vista al nulla, anche in questo caso può condurre alla cecità, alle tenebre. La bellezza è nel perfetto equilibrio armonico tra luce e buio, quindi: “Chi ha detto “Luce”?”
“…I monaci eruditi del monastero dicono che presto Gesù Cristo regnerà in pace su queste terre di dolore e fatiche e malattie. Io ricordo bene lo spaventevole terremoto del verno passato, ed anco la cometa crinita e la lingua de foco ch’han solcato il cielo nei giorni appresso. Un lontano cugino mio m’ha parlato d’una pecora mostruosa nata con zampe d’onagro e artigli di pernice. Son questi segni del Giudizio prossimo Universale?” (Tratto da: Anno Mille di Stefano Sampietro)
L’uomo è abitato da aspetti molteplici, ma anche da elementi astratti, simboli arcaici, cellule embrionali di un essere passato: la nostra storia. Dicono i salmisti: Dal cielo, dalle ” Chiare menti” la notte oscura verrà spazzata via. Spesso però l’uomo è incapace di ascoltare l’universo, preferisce affidarsi alla misericordia di un Dio, qualsiasi esso sia.
” Si avvicina con equilibrio stabile alla sua altra. (…) – Tutto risolto, mia cara. Ti diranno che è lo stress, magari ci prendiamo una vacanza e andiamo al mare, eh?- (…)” (Tratto da: “Doppelgàngerwelt” di Luigi Acerbi)
Come dice Hume, “Altro non siamo se non un fascio o un accumulo di sensazioni diverse, che si susseguono con inimmaginabile rapidità. E sono perpetuo flusso e movimento”.
” Non c’era motivo di lasciarmi. Voglio dire, tutte e due.
Non capisco.
Non voglio capire.
Non lo farò.
E come mi hanno ridotto.
Striscio. Come un verme. Mosso dalla rabbia.”
(Tratto da: “Quelle bastarde” di Simone Corà)
Una freddura che mi ha lasciata senza fiato.
Questo racconto mi ha ricordato un brano di Oliver Sacks “La disincarnata” : Che cos’è più importante per noi, a un livello elementare, del controllo, del possesso e del funzionamento del nostro essere fisico?
E potrei citarne all’infinito, ma mi fermo qui perché è da leggere per comprendere totalmente la grandezza che un mini mini libro, può racchiudere.
Autori: Francesco A. Lanza, Stefano Sampietro, Giordano Efrodini, Luigi Acerbi, Simone Corà, Daniele Bonfanti, Davide Cassia, Massimo Vassallo, Fabrizio Cornelli.
Note biografiche del curatore:
Francesco Angelo Lanza nasce nel 1977 in provincia di Roma. Cresce a Lodi, ma mantiene uno strettissimo legame sentimentale con la Capitale. Studia Storia e Critica del Cinema a Pavia, quindi Filosofia, e comincia a lavorare molto giovane come informatico, attività che lo porterà ad aprire un’azienda di servizi. Oltre alla scrittura, coltiva la passione per la musica, in particolare per lo strumento del basso. Nel 1996 compone e pubblica il CD Prigionieri d’Occidente con il gruppo musicale Wireds. Collabora a vario titolo con la Bottega dei Mestieri Teatrali e con Giulio Cavalli. Appassionato anche di fotografia e arti figurative, si diletta inoltre di pittura, disegno, fotocomposizione, fotoritocco e filmmaking.
Nel 2007 si è unito all’Associazione culturale XII con la strana carica di “Responsabile Multimedia”; ha curato per le Edizioni XII la raccolta Corti, e Linate di Giulio Cavalli e Fabrizio Tummolillo. Opera, quest’ultima, per la quale è regista delle riprese in video dello spettacolo teatrale.
di Katia Ciarrocchi
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