Giuseppe Pontiggia artista della parola
Pubblicato da Luigi Milani
Giuseppe Pontiggia artista della parola
Ci sono opere che a torto sono considerate minori, nell’arco della produzione di un autore. È il caso de La morte in banca, raccolta di racconti di Giuseppe Pontiggia, disponibile negli Oscar Mondadori.
Non escludo che la causa del modesto rilievo concesso a quest’opera sia da ricercarsi nella scarsa considerazione di cui godono di solito i racconti, spesso visti come una forma di narrativa minore. Un grave errore di valutazione, specie nel caso di un autore come Pontiggia, che della brevitas ha sempre fatto una bandiera di stile.
Il romanzo breve (o racconto lungo, è la solita questione: l’importante è capirsi) che dà il titolo all’antologia è stata l’opera d’esordio del grande scrittore, di recente scomparso.
Con una scrittura volutamente rarefatta, ma sempre elegante e più che curata, l’autore traccia un ritratto del mondo impiegatizio di magistrale efficacia. Frustrazione, ingenuità, disillusione, alienazione: questi i sentimenti dominanti nel racconto.
Le altre storie esplorano, con efficacia se possibile anche maggiore, la natura umana, dipinta nelle sue debolezze e ambiguità.
Da recuperare, se per caso vi fosse sfuggito. Per chi ama scrivere, collocherei idealmente questo libro accanto alle raccolte di racconti di Raymond Carver: entrambi gli autori costituiscono infatti modelli da studiare e assimilare a fondo.
Per concludere, segnalo la recente pubblicazione di una preziosa raccolta di interviste, di fatto inedite in Italia, a Pontiggia, “Giuseppe Pontiggia. Lo splendore della parola“, raccolte da Giancarlo Calciolari, edita da Transfinito Edizioni.
di Luigi Milani
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