Dischi del 2007 da non dimenticare: “Il contrario di me”
Pubblicato da Luigi Milani
Dischi del 2007 da non dimenticare:
“Il contrario di me”
Chiudiamo l’anno con un recupero, la segnalazione dell’ultimo lavoro di Lucio Dalla.
Un album di Lucio Dalla? E cosa avrà ancora da dire il vecchio Lucio, che non abbia già musicato e cantato e sghembato, come direbbe lui, in tanti anni di carriera?
E invece.
Il contrario di me, uscito all’inizio della scorsa estate, è un tipico disco di Dalla, come no. Tipico però nel senso che, ascoltandolo, ritrovi quelle atmosfere e sonorità che conosci bene. Che senti piacevolmente familiari, come la voce e i discorsi di un amico che dialoga con te da anni senza stancarti mai.
Come fai a non amare poi i classici testi stralunati di Lucio, in questo disco più incline che in passato alla malinconia? Penso a canzoni come atiV, Rimini o Risposte non ce n’è.
Ma non pensare al prodotto standard, professionale, in fondo in fonfo inutile, dell’artista di mezza età. Che se Dalla ti sentisse definirlo così potrebbe appiccicarti addosso una canzone come la Merdman di qualche anno fa…
Macchè. Suoni e arrangiamenti sono strepitosi, modernissimi, curati all’eccesso. E per forza. Se calcoli che nei credits compare il nome di un certo Mauro Malavasi, uno che ha saputo stravolgere a fin di bene il sound caramelloso di tanti artisti di casa nostra, allora la spiegazione te la dai da solo.
Ultimo dato che ti segnalo, a conferma ulteriore della modernità quasi oltraggiosa di Dalla: il disco è stato distribuito dapprima nelle edicole e nei vari store digitali on line, e solo in seguito nel circuito discografico tradizionale.
Di recente, Lucio è stato protagonista involontario di una bizzarra polemica sorta a margine di alcune sue dichiarazioni su politica e senso del divino.
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2 Commenti »
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Pubblicato il 01 01 2008 alle 9:54 am
Lucio Dalla ha scritto dei grandissimi pezzi, soprattutto negli anni Settanta. Anche gli anni Ottanta sono stati molto buoni. Dopo si è perso. Pezzi molto più commerciali, e non sempre riusciti. E’ comunque sempre stato abbastanza attaccato alla religione, per quanto mai come adesso, che arriva a santificare Benedetto XVI. Un conto è difendere la vita, altro conto è l’essere moralista al punto da rimproverare De Gregori con “una canzone pericolosa”, così si è difatti epresso circa “L’Agnello di Dio”. Il fatto che stia dietro le sottane di Ratzinger me lo fa ambiguo e di più. Non mi piace l’ultimo Dalla, troppo moralista, troppo lontano da quando cantava insieme a De Gregori e Venditti. Da quando ancora lo accompagnavano gli Stadio. Ripeto: grande artista, ma il Lucio Dalla dagli anni Novanta in poi è molto più commerciale e molto meno carismatico e poetico.
Il mercato digitale non è che funzioni come si sperava.
Penso ai Radiohead: disco distribuito in Rete, ognuno pagava quanto credeva valesse il disco, oltre 1 milione di download, ma il prezzo medio dato al disco da chi ha voluto pagarglielo è stata di 6 miseri Euro. Il download funziona soprattutto se gratis, se si tratta di pagare molto meno: il motivo è presto detto, gli mp3 sono mp3, non hanno ancora la qualità di un disco, sono brani ma senza un supporto fisico. Così anche i Radiohead hanno fatto uscire il disco, o meglio il CD: 20 € pieni, come da catalogo. Il disco l’ho ascoltato. Non mi interessa. Lo trovo inferiore ad altri lavori precedenti, tipo Ok Computer. Si parla di un ritorno al vinile. Perché no? In fondo il vinile ha un suono caldo e di qualità molto alta. Sarebbe bello avere tre alternative: CD, vinile, mp3. Ciò servirebbe anche al mercato musicale, ad ampliare la proposta e ad abbassare ulteriormente i prezzi.
Buon 2008
Pubblicato il 01 01 2008 alle 9:59 am
In ogni caso Lucio Dalla è sempre stato un personaggio così e così, tra anarchia e patriottismo religioso.