Polemiche sulla proposta di grazia a Bruno Contrada
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Polemiche sulla proposta
di grazia a Bruno Contrada
FAMILIARI VITTIME MAFIA, STATO RIAPRE FERITE - “Lo Stato italiano, avanzando l’ipotesi di concedere la grazia a Bruno Contrada, continua a non perdere l’occasione per riaprire ferite dolorose e per non schierarsi dalla parte di chi ha creduto in questo stesso Stato sino all’estremo sacrificio”. Lo dicono in una nota alcuni familiari di vittime di mafia, tra cui Sonia Alfano, Salvatore Borsellino, Rosanna Scopelliti, Mimmo Mangano, Rita Spartà, Giuseppe Ciminnisi, che rivolgendosi al presidente della Repubblica aggiungono: “Mastella continua a farsi portavoce delle ragioni di chi delinque non garantendo la certezza della pena e destabilizzando cosi la parte più sana di questo paese. Presidente Napolitano, proprio perché crediamo in questo Stato le chiediamo ma la colpa è dei mafiosi e dei loro complici o di chi ha lottato e perso la vita nella lotta alla mafia in nome di questo stesso Stato che lei si pregia di presiedere?”
I FRATELLI, RITA BORSELLINO RISPETTI DOLORE ALTRI - I sette fratelli di Bruno Contrada si dicono “rattristati dal sentire affermazioni crudeli” da parte “della signora Rita Borsellino”, della quale “rispettano il dolore” e alla quale chiedono “rispetto per le sofferenze subite per 15 anni” da un uomo “condannato ingiustamente” e per il quale è stato avviato l’iter per la grazia, ipotesi ritenuta “grave” dalla sorella del magistrato. ” Ma le discussioni sulla condanna sono ultronee - affermano Elisa, Romano, Vittorio, Maria Rosaria, Carlo, Ida e Anna Contrada - nostro fratello sta male davvero ed ha settantasei anni e mezzo e potrebbe morire in qualsiasi momento e la signora Rita Borsellino, che è farmacista, questo lo dovrebbe capire meglio di chiunque”. “Abbiamo sentito le dichiarazioni della signora Rita Borsellino di cui rispettiamo il dolore sempre condiviso unitamente a tutti gli italiani - affermano i fratelli Contrada - ma ci rattrista profondamente sentire affermazioni crudeli e gravi nei confronti di nostro fratello Bruno, della cui innocenza o colpevolezza non stiamo qui a discutere, anche se siamo sicuri che un giorno la vera giustizia ristabilirà la verità sulla sua vicenda giudiziaria”. “Vorremmo - si legge in una nota congiunta diffusa a Catania - lo stesso rispetto per le sofferenze da noi subite per 15 anni e per le torture psicologiche fisiche e morali sopportate da nostro fratello Bruno, chiedendoci spesso se per lui sarebbe stato meno penoso morire”. “Comunque ancora solidali per la perdita del nostro grande magistrato Paolo Borsellino, che mai si espresse, né per iscritto e né verbalmente, in modo negativo nei confronti di Bruno Contrada - aggiungono i fratelli di Contrada - vogliamo precisare che Bruno è stato processato non in qualità di funzionario del Sisde, ma per presunte condotte che risalirebbero ai lontani anni ‘80, quando era dirigente della squadra mobile di Palermo e che e’ stato condannato per concorso esterno all’associazione mafiosa mentre nessun delitto di favoreggiamento, corruzione, interessi privato o altro qualsiasi reato specifico gli è mai stato addebitato. Bruno è stato sfortunato: i suoi giudici hanno creduto agli ex mafiosi e assassini e non hanno creduto a centinaia e centinaia di persone per bene, come prefetti, capi della polizia, generali dei carabinieri…”. “Tutto questo comunque allo stato è ultroneo - concludono i fratelli Contrada - Bruno sta male davvero ed ha settantasei anni e mezzo e potrebbe morire in qualsiasi momento e la signora Rita Borsellino, che è farmacista, questo lo dovrebbe capire meglio di chiunque”.
IL NO ALLA GRAZIA - “Come Rita Borsellino anche noi chiederemo un incontro al capo dello Stato in merito alla concessione di Grazia a Bruno Contrada”, afferma in una nota l’Associazione dei familiari delle vittime di via dei Georgofili. “E’ importante da parte delle massime Istituzioni - spiega l’Associazione - ascoltare la voce di chi come noi ha pagato un prezzo incredibile, perchè servitori dello Stato hanno tradito questo Paese. Ma soprattutto perchè si sappia fino in fondo, che la mafia in carcere condannata per le stragi del 1993 sta giocando una partita per lei molto importante a suon di ricatti”.
E la Fondazione Caponnetto: “Il messaggio che verrebbe mandato al Paese nella lotta contro la mafia - afferma in una nota diffusa a Firenze Elisabetta Caponnetto, presidente ad honorem della Fondazione - sarebbe, a mio modesto avviso, deleterio in quanto farebbe apparire lo Stato debole soprattutto nel non difendere la memoria di coloro che per servirlo sono stati uccisi”.
“Si pensi a Falcone, Borsellino e ai tanti giudici e agli esponenti delle forze dell’ordine uccisi dalla mafia - continua la Caponnetto -. Si pensi alle stragi del ‘93. Si pensi ai tantissimi cittadini e ai giornalisti uccisi dalla mafia, nel corso degli anni. Tale atto di clemenza vanificherebbe il loro impegno, la loro onestà. Tale atto di clemenza - conclude la nota della Fondazione - renderà sempre più difficile educare alla legalità ed al senso dello Stato gli studenti delle scuole italiane che regolarmente incontro”.
Solo il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto si schiera con Bruno Contrada.
Red
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2 Commenti »
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Pubblicato il 26 12 2007 alle 9:28 pm
Pubblicato il 26 12 2007 alle 10:49 pm
Sinceramente spero proprio di no, che non si arrivi al punto di concedergli la grazia. Condergliela significherebbe invalidare il lavoro di quegli uomini che hanno dato la vita in nome della Giustizia.