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Il suono del telefono, di Renzo Montagnoli

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Il suono del telefono

di Renzo Montagnoli

Piena notte, non s’ode volare una mosca e io dormo beato, quando… quando uno scampanellio acuto mi percuote i timpani, s’irradia a raggiera nel cervello, mi fa spalancare gli occhi. Quel suono stridente mi è familiare, un trillo discontinuo e allora comprendo che è il telefono. Chi sarà mai, di notte? Tutti i peggiori pensieri si accavallano, un incidente, un parente che sta male o anche peggio. Trepidante allungo la mano, cerco sul comodino e finalmente trovo la cornetta, la sollevo, accosto il microfono con mano tremante alla bocca e chiedo:
- Pronto, chi parla?
Nessuna risposta. Reitero la domanda, con voce più ferma: nulla.E il telefono continua a squillare, imperterrito. Non capisco o non voglio capire, tiro un paio di moccoli pensando a uno scherzo di pessimo gusto,ma poi, sempre con quella cornetta in mano e il trillo imperterrito, focalizzo che c’è qualche cosa che non va. Faccio per accendere la luce, ma mi accorgo sgomento che la stanza è illuminata; eppure, sono sicuro, lo giuro, non avevo nemmeno toccato l’interruttore.
- Che succede?
Non è una domanda, è quasi un urlo sgraziato. Mi volto e vedo l’aria interrogativa di mia moglie.
- Non lo so. Il telefono ha preso a squillare e continua, inoltre la luce si è accesa da sola.
- Ma cosa dici! Com’è possibile?
- Senti anche tu: ho la cornetta in mano e non smette di suonare. Anzi, adesso sento anche altri rumori, calpestio di passi per le scale, voci concitate in strada.
- Sarà successa una disgrazia.
- Vado a vedere.
Mi vesto alla meglio e m’avvio alla porta di casa, senza non aver potuto fare a meno di constatare che i due computer non sono spenti, che i televisori gracchiano a tutto volume, che la lavatrice è in funzione come il forno elettrico della cucina a gas, che il campanello squilla. Quel che è peggio, però, è che anche il cellulare, che tengo sempre spento, trilla come un ossesso.Raggiungo barcollando la porta e la apro: lungo le scale c’è tutto il condominio. La vecchietta che sta di fronte a me si agita:
- Suona tutto, si è acceso tutto. E’ opera del demonio!
Passo avanti e incontro Luigi, quello che abita nell’appartamento sopra il mio.
- Senti, senti che roba: è un concerto! Stavo facendo…, insomma ci siamo capiti. Sono lì sul più bello e squilla il telefono; mi sono bloccato, un vero e proprio choc. Pensi che ne porterò le conseguenze, che non mi funzionerà più come una volta?
Lo guardo allibito e non rispondo, scendo lungo le scale in un frastuono infernale, perché non è solo il mio condominio, ma tutta la via che è animata con gente che interroga, che strepita, che cerca di capire quello che sfugge a ogni umana comprensione. Un gruppetto è intorno a Mario, un dipendente dell’Enel.
- Scusa, Mario, ma tu che sei nel campo, sta facendo un esperimento il tuo padrone?
- Non è che dopo il black-out dello scorso anno vogliate provare qualche nuova diavoleria?
Mario si stringe nelle spalle
– Ma cosa volete che sappia, io. Lavoro in ufficio, nel reparto commerciale.
- Eh no, qualcosa devi sapere, perché sei stato uno degli ultimi a scendere. Parla, perdiana, parla, altrimenti ti faccio vedere anche le stelle!
E’ un energumeno che dice queste parole e per sottolinearle agita i pugni. Mario non sa che dire, ma poi gli viene un’idea, un lampo di luce – L’Enel non c’entra, suonano anche i telefonini.
- E’ vero! – gridano in coro, felici di aver depennato un possibile colpevole. Si fa fatica a sentire quel che dicono a causa del rumore assordante, anche perché ora si sono messe in moto le automobili, da sole ovviamente. La signora Beatrice, tutta casa e chiesa, anzi più chiesa che casa, perché acida com’è non ha trovato uno straccio di marito, si mette in ginocchio e comincia a pregare sgranando il rosario. Non si capisce che preghiere reciti, perché biascica le parole e con tutto il frastuono intorno nemmeno Caruso riuscirebbe a farci udire il suo do di petto. Ho dimenticato l’orologio e allora chiedo l’orario.
- E’ la mezza passata, anzi sono le dodici e ventuno minuti.
Faccio un rapido calcolo, ovviamente non corretto: è circa dieci minuti che ho lasciato l’appartamento, cinque minuti per vestirmi e altri cinque per rendermi conto da quando mi sono svegliato; quindi, il fenomeno sarebbe iniziato a mezzanotte. Chiedo conferma ad altri e anche loro, dopo un conteggio simile al mio, arrivano alle stesse conclusioni.
La signora Beatrice, che prega, ma ha orecchie buone e allenate, lancia un urlo:
- E’ il giorno dell’apocalisse! Nostradamus l’aveva previsto.
Poi le prendono delle convulsioni, strabuzza gli occhi e si lascia cadere sul selciato. Luigi, sì quello del coitus interruptus, si china per soccorrerla, ma lei gli si avvinghia come una piovra.
- Se devo morire, come tutti, è giusto che una volta in vita mia lo faccia. Vieni qui, bel Luigi!
Ma lui con fatica si divincola, si rizza in piedi e in preda a una tensione incredibile grida “un basta” con una tonalità tale che sovrasta il frastuono e scommetto che l’odono perfino a diversi chilometri di distanza.Il suo volto è livido, schifato per quella richiesta di amplesso, incavolato per una notte che doveva essere di piacere e che invece… Incredibile, ma vero: l’urlo ha avuto un effetto dirompente e ogni rumore è cessato, le auto si sono spente, come i telefoni, i cellulari, tutti gli apparati elettrici insomma. Restano accese solo le lampade dei lampioni e illuminano visi stanchi, tirati, ma soprattutto sbigottiti. Non ci diciamo nulla, ma piano piano lasciamo la strada, rientriamo nelle abitazioni.Quando arrivo in camera da letto non dico niente a mia moglie e del resto che potrei dirle di logico. Lei, invece, ha un’idea:
- E’ stato un esperimento degli americani.
Non rispondo, scivolo sotto le coperte, giro l’interruttore e la luce si spegne. Riuscirò a dormire? Un altro suono, la mano che corre al telefono, solleva la cornetta, ma il trillo continua; sempre a tentoni la mano si sposta, trova la sveglia, schiaccia il pulsante e tutto torna silenzio. Mi alzo, mi lavo, mi vesto, perché c’è da portar fuori la cagnetta per i suoi bisognini mattutini. Come esco dalla porta trovo la vecchietta che, come d’uso, quando sente un rumore s’affaccia.
Le dico: - Che notte!
E lei per tutta risposta:- Che vuole mai, quando si è vecchi si dorme poco e infatti mi sono svegliata alle tre.
- Alle tre, non prima?
- Sono vecchia, ma non sono rimbambita. Se dico che erano le tre è perché erano le tre.
Scendo le scale e sento che qualcuno cerca di raggiungermi: è Luigi che va al lavoro.
- Ti ho disturbato, per caso, ieri sera?
- Tu Luigi mi avresti disturbato?
- Sì, insomma, il cigolio del letto, magari qualche gemito. Invecchio, ma lì sono sempre in forma.-
Non hai da dirmi niente altro?
- Non vorrai che ti racconti tutto, porcellone.
E si allontana canticchiando. C’è qualche cosa che non quadra e spero di trovare Mario, compagno di quest’orario perché pure lui ha il cane. Eccolo, lo raggiungo e facendo finta di niente provo a dirgli:
- Dormito bene?
Quello mi guarda insonnolito, poi borbotta:
- 8 ore di fila.
Resto esterrefatto e se non impazzisco ci manca poco.Incontriamo la signora Beatrice, di ritorno dalla Messa. Sempre vestita di nero, con quel viso certo non bello, ma mai sorridente, sembra una cornacchia. La salutiamo e lei nemmeno risponde, abbassa gli occhi e accelera il passo.Mario, che non l’ha in simpatia, si lascia scappare la frase del giorno:
- Dicono che è ammalata, ma io so qual è la cura per guarirla. Solo che non si trova un medico adatto nemmeno a pagarlo a peso d’oro.
Adesso ho fretta di rientrare, ho la mente confusa. Come i cani hanno finito, ritorno sui miei passi, accelerando e quando rientro in casa trovo mia moglie già sveglia.
- Caro, ho dormito meravigliosamente.
Abbozzo un sorriso e lei se ne accorge.
- Tu invece hai passato una brutta notte. Parlavi, non si capiva che dicevi, ma parlavi. Hai anche gridato. Non devi aver digerito bene: troppa peperonata alla sera. Alla nostra età dobbiamo stare attenti.
Tiro un sospiro di sollievo: era stato solo un incubo, un tremendo incubo.
All’improvviso squilla il telefono, sollevo lesto la cornetta, chiedo chi parla e nessuno risponde. Resto sbigottito, mentre il trillo continua.
- Renzo, ti decidi, o no, ad andare a rispondere al telefono in cucina?Grande moglie, la mia! Quando si dice che basta una parola e così io ho ritrovato la serenità.

(da “Storie di paese “ – Seconda serie)

di Renzo Montagnoli

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