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Ratzinger non accoglie il Dalai Lama

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Ratzinger non accoglie il Dalai Lama

“Barattare giustizia e verità per il denaro
è una forma di corruzione”

E’ fuor di dubbio, Benedetto XVI passerà alla storia come uno dei papi meno amati della storia. Sicuramente il più intransigente e di idee medioevali.

Il Dalai Lama a Milano avrebbe avuto piacere d’incontrare papa Ratzinger: “Avrei desiderato vederlo, per un saluto, per rispetto, per un impegno morale. Ma allo stesso tempo, mi mancano Giovanni Paolo II e la sua determinazione nel promuovere i valori umani e il discorso interreligioso, come nel meeting di Assisi. Oh, Giovanni… Un grande, Giovanni. Un leader spirituale. Una persona straordinaria. Mi manca, molto. E la sua determinazione! Non l’ha persa mai, anche quando è diventato fragile. Ha promosso i valori spirituali, e il dialogo inter-religioso. Mi manca”.

Il Dalai Lama con molta onesta passione non fa mistero che Wojtyla è ancora nella sua anima. Lo ammette in pubblico, davanti a un nutrito gruppo di giornalisti accorsi a Milano per interrogare il Dalai Lama: “Wojtyla, un grande, non solo ufficialmente, ma personalmente, un uomo davvero meraviglioso, per cui ho sentito una sensazione piacevole sin dal primo incontro”. Di Ratzinger apprezza che sia “un grande esperto”: “Anche con l’attuale papa in passato ho avuto un incontro. Un uomo molto intelligente, un intellettuale. Il suo insistere che fede e ragione debbano camminare insieme…”.

Il Dalai Lama è un uomo di pace. I giornalisti sono all’Hotel Principe di Savoia ad aspettarlo. L’atmosfera è tesa, per via di alcune polemiche: “La natura della mia visita non è politica, non voglio creare problemi allo Stato e alle autorità dei Paesi che visito. Per me non c’è problema, sono solo un visitatore straniero”. Lascia intendere di conoscere i motivi che inducono i politici alla cautela: “Vorrei andare in Tibet e anche in Cina per una visita breve, ma la propaganda cinese mi demonizza, per loro sono un nemico del popolo e così quelli che mi incontrano, da Bush alla Merkel, diventano anche loro mezzi demoni”.

“Quando vengo in Italia sento il dovere morale di esprimere al Papa rispetto e fratellanza. L’ho fatto quasi sempre. Questa volta Sua Santità ha trovato qualche difficoltà, per mancanza di tempo o per altri fattori. Mi dispiace. Ma non è un problema. In passato ho avuto l’opportunità di incontrarlo, questa volta invece no, evidentemente avrà le sue difficoltà, avrà poco tempo o altri impegni”: così il Dalai Lama cerca di spiegare il mancato incontro con Joseph Ratzinger. E’ visibilmente rammaricato: “Nonostante le differenze filosofiche, tutte le religioni danno lo stesso messaggio di amore, compassione, tolleranza, perdono e disciplina morale.” E aggiunge: “E’ più salutare rimanere con la propria fede di cuore, quella di nascita, altrimenti si rischia di far confusione, fermo restando che la religione del cuore è quella cui si appartiene…”, quindi nulla vieta, “di imparare anche dalle altre”. Al Palasharp di Milano ci saranno circa 8000 persone per la tre giorni sul tema della pace interiore: “Tanta guerra è frutto dell’azione dell’uomo, dell’intenzione umana: soldi e tecnologia non possono risolvere i nostri problemi, credo che si debba invece migliorare l’uomo dal profondo. In questo senso, tutte le grandi religioni, anche se diverse, hanno un’enorme potenzialità di realizzare la pace interiore”. A chi gli chiede che cosa può fare l’Italia, il Dalai Lama risponde: “Molto. Siete nell’Unione Europea, che promuove i valori umani fondamentali. Parlate di questi valori ogni volta che avete interlocutori cinesi. Non solo a livello governativo. Lo dico anche a studiosi e accademici. Agli uomini d’affari: sono importanti i rapporti economici con la Cina, ma barattare giustizia e verità per il denaro è una forma di corruzione”.

Il leader spirituale crede nella democrazia, in quella democrazia per cui i monaci buddisti della Birmania stanno lottando. Di fronte alla repressione il Dalai Lama ha provato “grande dispiacere perché lo scopo della loro manifestazione era la democrazia, valore universale ed estremamente nobile”. Da anni il Tibet si batte per avere l’autonomia dalla Cina, come prevede la stessa Costituzione cinese, un’autonomia concessa ad altre etnie ma non ai monaci tibetani: “Nel 2002, quando si ripresero i contatti con la Cina, dissi che non chiedevamo l’indipendenza ed ero fiducioso, ma sono stato accusato di separatismo e si è rafforzata la repressione finché, nel giugno del 2007, nel nostro ultimo incontro, mi hanno detto che il capo del Tibet non esiste più”.

La denuncia portata da Tenzin Gyatso è chiara: “E’ un genocidio culturale, ma repressione e terrore non sono un bene neanche per la Cina”. Al Paese che dal 1951 occupa il Tibet, il leader spirituale ricorda che “se l’istituzione del Dalai Lama per successione continuerà o meno, dipenderà dal popolo tibetano: sarà lui a decidere”. Per quanto lo riguarda, non esclude che il suo successore possa essere una donna o che possa essere scelto mentre lui è ancora in vita. “Se una donna sarà la più adatta per portare beneficio tramite l’insegnamento, allora sarà possibile che il prossimo Dalai Lama si incarni in una donna. D’altra parte, nella tradizione tibetana esistono già esempi di reincarnazioni in vita”, e visto che lo scopo precipuo delle reincarnazioni è di portare a termine il lavoro rimasto incompiuto nella vita precedente, se la situazione del Tibet non cambierà, Tenzin Gyatso non esclude di rinascere nell’esilio cui è costretto da quasi cinquant’anni.

di Giuseppe Iannozzi

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    2 Commenti »

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    2 Risposte a “Ratzinger non accoglie il Dalai Lama”

    1. Renzo Montagnoli dice:

      Mi sarei meravigliato del contrario. Con Ratzinger la chiesa cattolica è ripiombata nei secoli bui dell’assolutismo, nella delirante fiducia di essere unica e infallibile.

    2. biogiannozzi dice:

      Hai ragione.
      La Chiesa di Ratzinger è di oscurantismo medioevale. Di intolleranza. Una Chiesa prepotentemente esposta alla politica. Ratzinger prima d’essere papa è soprattutto un politico, dei peggiori tra l’altro.

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