Pier Paolo Pasolini. La forma dello sguardo. Catalogo della mostra, Charta Editore
Pubblicato da Giuseppe Iannozzi
Pier Paolo Pasolini
La forma dello sguardo
Parlare oggi di Pier Paolo Pasolini non è facile: se in vita è stato considerato un personaggio fastidioso per le sue idee improntate verso un neoterismo sia in ambito letterario, sia cinematografico, oggi, a distanza di trentun anni dalla morte, Pasolini rimane un personaggio scomodo ai più; il motivo è facilmente intuibile: diceva la verità tramite un sistema di contraddizioni e non si esimeva da ‘il metterle in mostra’, contraddizioni dell’uomo moderno sempre più accolto in un civismo in maschera.
Le sue principali accuse, e in ambito cinematografico e in quello letterario, erano tutte volte a smascherare un capitalismo littorio, imperante: oggi, Pasolini trova tra i critici due fazioni, una che ancora gli dà contro con una verve nulla affatto oggettiva, e un’altra che lo osanna fin troppo, anche questa assai poco oggettiva. Entrambe le fazioni della critica mettono in nuce estremismi di fondo, che non giovano di certo a valutare l’uomo e l’artista nella figura di Pier Paolo Pasolini.
Di P.P.P qualcuno ha detto che si può soltanto ‘amarlo’ o ‘odiarlo’: non ci sono vie di mezzo per considerare la sua opera.
Pasolini nacque a Bologna nel 1922 e morì a Roma nel 1975: le cause della sua morte, a tutt’oggi, rimangono avvolte dal mistero, anche se l’ipotesi più accreditabile è quella che sia stato assassinato da un gruppo di estrema Destra. Intorno alla sua figura è stata intessuta una sorta di leggenda non dissimile da quella di Ernesto Che Guevara, personaggio scomodo che, oggi, anche una parte della Sinistra ha osato definire ‘un volto adatto più al cinema che non alla rivoluzione’; e le leggende – è bene sottolinearlo - non servono ai fini oggettivi di una ricostruzione artistica e civile di un qualsiasi uomo o semplice personaggio complice suo malgrado degli eventi storici.
P.P.P. fu scrittore, saggista, regista cinematografico, poeta: tra i suoi romanzi non si possono non ricordare Ragazzi di vita, Una vita violenta, Il sogno di una cosa; nella cinematografia impossibile non pensare a Il Vangelo secondo Matteo, Mamma Roma, Accattone; la sua poesia è assai vasta e spazia dalle poesie in dialetto a quelle che mostrano chiaramente i segni di un preciso impegno politico. Tuttavia, qui non si vuole giudicare la sua politica, forse, solo evidenziare alcuni tratti essenziali circa il suo modo d’intendere l’arte: tanto si è detto a proposito del Pasolini politico e aggiungere dell’altro alimenterebbe ulteriormente la leggenda del personaggio, cosa che è assolutamente da evitare. In ambito artistico si può dire che P.P.P. nella poesia poneva attenzione particolare a un costrutto poetico e stilistico, che si distaccava dagli stilemi dannunziani ritenuti dall’artista obsoleti e di natura fascista; in campo cinematografico non mancò di rompere la tradizione cinematografica viscontiana: ne sono fulgidi esempi Il Vangelo secondo Matteo e Accattone. P.P.P. era tutto proteso nella sua opera a rompere i vincagli della tradizione, sempre però facendo riferimento alla tradizione, la qual cosa può sembrare a tutti gli effetti nient’altro che una contraddizione; la tradizione di Pasolini era una ‘tradizione’ rinnovata, che accoglieva elementi come l’umiltà del dialetto, mezzo espressivo ritenuto un elemento culturale per soli intellettuali: difatti, non poche volte gli è stato rimproverato che il comune cittadino non poteva comprendere i suoi intenti artistici votati a una tradizione rinnovata nel dialetto, ormai dimenticato dalla maggior parte delle regioni italiane - che ancora faticavano a comprendere l’italiano degli intellettuali, compreso il suo.
Le contraddizioni maggiori di Pasolini trovano riscontro in un linguaggio difficile che faceva commistione di elementi tradizionali ed elitari: più e più volte ciò gli è stato rimproverato senza mezzi termini, e Pasolini si è scusato adducendo che l’utilizzo del dialetto, così come di una terminologia italiana ostica, erano l’unico mezzo per evidenziare le carenze le contraddizioni, la crisi umana e sociale dell’uomo moderno, dell’italiano medio. Pasolini fu sicuramente l’incarnato di tutta la confusione dell’uomo moderno, una confusione che in America ha trovato voce negli esponenti della Beat Generation. Molti hanno paragonato Pasolini a Jack Kerouac, un paragone non poco azzardato; Pasolini era un intellettuale, Kerouac era uno studioso e soprattutto un mezzo scavezzacollo, un mezzo mistico assai più umile di quel Pasolini votato, inconsciamente, a mettere in mostra una cultura nietzschiana in chiave pseudo-anarchica. Alla luce di quanto detto, catalogare Pasolini esponente della beat generation italiana non può che essere un errore madornale. Pasolini era l’uomo e l’artista della contraddizione filosofica; e non poche volte si era ripromesso di emendare le sue contraddizioni sociali ed artistiche. Tuttavia nel corso della sua vita queste contraddizioni non sono mai state smussate, anzi sono state volontariamente accentuate. Si può supporre che Pasolini aveva oramai preso pienamente coscienza della sua natura, una natura che non poteva che assecondare, unico mezzo ‘contraddittorio’ per sfuggire alle critiche mosse contro la sua figura.
Sicuramente la massima verità espressa da P.P.P. è nella crisi dell’uomo moderno con tutte le sue contraddizioni e le sue confusioni sociali.
Comprendere l’opera di questo artista significa comprendere l’attuale presente: l’uomo di oggi vive in perenne crisi ed indarno cerca di trovare la sua identità, una identità che spesse volte s’illude di trovare nella triste eredità della civiltà dell’immagine, retaggio di una pseudo-cultura degli anni Ottanta.
Per chi ama il Pasolini regista, una chicca è “La forma dello sguardo”, un volume edito qualche anno fa dall’editrice Charta, volume che raccoglie tutte le locandine dei suoi film, suggestive immagini dei più importanti film, foto d’epoca dei luoghi che hanno ispirato il Pasolini regista: “La forma dello sguardo” è stato stampato in tiratura limitata, ma i cineasti non possono non avere nella loro biblioteca un volume così importante… come si suol dire, “chi cerca trova”. E buona fortuna.
Le opere di Pasolini, perlopiù, sono pubblicate in Italia da Garzanti (*): quattro volumi sono dedicati alla sua opera poetica, tre a tutte le sceneggiature, uno al teatro; i saggi così come i romanzi sono disponibili sempre nelle edizioni Garzanti. A tutt’oggi la Garzanti è l’unica casa editrice che ha tentato di raccogliere organicamente le opere di Pasolini; tuttavia la sua opera completa è ancora in fase di elaborazione e non è da escludere che occorreranno degli anni perché si possa godere di un Pasolini completo in tutte le sue contraddizioni. Molti suoi scritti sono ancora inediti, altri sono andati persi, altri ancora sono stati ritrovati ma al momento non si ha intenzioni di pubblicarli.
P.P. Pasolini ancora oggi rimane un ‘artista’ che si può o amare o odiare; ma una via di mezzo esiste ed è quella d’intendere P.P.P. come uno dei tanti che hanno evidenziato la crisi dell’uomo moderno e accettare quindi l’artista insieme a tutte le sue contraddizioni, senza per questo far della sua figura intellettuale e umana una icona mitica o un personaggio scomodo, scomodo soprattutto per il suo impegno giornalistico di denuncia sociale e politica.
(*) Durante gli ultimi dieci anni circa, tutte le Opere di Pier Paolo Pasolini sono state ristampate nel catalogo Mondadori.
Pier Paolo Pasolini. La forma dello sguardo. Catalogo della mostra (Milano, Arengario, 1993) - Pasolini P. Paolo; Serrani Enzo; Mantura Bruno – Charta Editore -156 p., ill. - € 20,66
di Giuseppe Iannozzi
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