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Finché c’è vanità!

avvocatodeldiavolo.jpgFinché c’è vanità!

di Giuseppe Iannozzi

Alcune suore se le suonano di santa ragione, botte da orbi. Suore di clausura, per giunta. C’è di che ridere a crepapelle. Non per il Vaticano. Il 30 agosto 2007, con un avviso pubblico il vescovo di Trani ha decretato la chiusura del monastero di S. Chiara. Nessuno ne conosce il motivo, non quello reale e preciso. Il 27 settembre una nota del cancelliere arcivescovile porta un po’ di luce: “Un difficile rapporto fra le suore che fanno vita comunitaria… Si è verificata la rottura della comunione ecclesiale venutasi a creare dopo ripetuti atti di insubordinazione da parte della badessa nei confronti dell’arcivescovo…”

La madre superiora, dura come una pietra, con il carattere di chi pensa d’essere senza peccato e quindi meritevole di scagliare pietre, decide di non lasciare l’edificio e di scrivere al grande crucco, cioè a Benedetto XVI. Perché delle suore se le danno di santa ragione? Il violento litigio tra le suore sarebbe scoppiato in seno alla casa di Dio per la successione di una delle sorelle decedute, un litigio conclusosi con la madre superiore in ospedale dopo botte e spintoni. Nessuno conferma. Qual era il peccato preferito di Satana, di John Milton, in “L’avvocato del Diavolo” (The Devil’s Advocate) con Al Pacino, per la regia Taylor Hackford? “Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”

“Ti voglio dare una piccola informazione confidenziale a proposito di Dio: a Dio piace guardare! E’ un guardone giocherellone! Riflettici un po’: lui dà all’uomo gli istinti, ti concede questo straordinario dono e poi che cosa fa? Te lo giuro che lo fa per il suo puro divertimento, per farsi il suo bravo, cosmico, spot pubblicitario del film, fissa le regole in contraddizione! Una stronzata universale! Guarda, ma non toccare… tocca, ma non gustare… gusta, ma non inghiottire! E mentre tu saltelli da un piede all’altro lui che cosa fa? Se ne sta lì a sbellicarsi dalle matte risate! Perché è un moralista, un gran sadico! E’ un padrone assenteista! Ecco che cos’è! E uno dovrebbe adorarlo? NO MAI!” “Il prossimo millennio è qui dietro l’angolo Kevin, Eddie Barzoon guardatelo bene, perché è lui l’uomo immagine del prossimo millennio. Non è un mistero da dove arrivi la gente come lui, è gente che affina l’avidità umana al punto che riesce a spaccare un atomo tanto acuto è il desiderio; si costruiscono un ego grande come una cattedrale e collegano a fibre ottiche il mondo con ogni impulso dell’ego. Lubrificano anche i sogni più ottusi con fantasie a base di oro e di dollari finché ogni essere umano diviene un aspirante imperatore, il suo proprio Dio! E a questo punto dove si va?! E mentre noi ci arrabattiamo da un affare all’altro, chi è che tiene d’occhio il pianeta? L’aria si inquina, l’acqua imputridisce, perfino il miele delle api ha il gusto metallico della radioattività e tutto si deteriora sempre più in fretta. Non c’è modo di riflettere né di prepararsi. Si comprano futuri si vendono futuri dove non c’è nessun futuro. Siamo su un treno impazzito figliolo! Abbiamo miliardi di Eddie Barzoon che corrono a passo di jogging verso il futuro, tutti quanti si preparano a ficcare un dito in culo all’ex pianeta di Dio e poi se lo leccano e si mettono a digitare sulle loro immacolate tastiere cibernetiche per calcolare le stramaledette ore da fatturare e finalmente prendono coscienza; il biglietto te lo devi pagare da solo. Il gioco è cominciato, è tardi per ritirarsi adesso, ormai hai la pancia troppo piena…Un uccello malandato! Gli occhi iniettati di sangue e urli per chiedere aiuto, indovina un po’? Non c’è nessuno in giro! Sei tutto solo Eddie, sei un figlioletto rigetto di Dio. Forse è vero, forse Dio ha lanciato i dadi una volta di troppo e cosi ci ha fregati tutti.” “Il senso di colpa, è come un sacco pieno di mattoni. Non devi fare altro che scaricarlo.”

A parlare è John Milton, il Diavolo, e parla per mezzo di un grandissimo attore, Al Pacino. Al Pacino ha recitato magnificamente il suo ruolo, la sceneggiatura del film la sapeva a memoria, tutte le battute scritte per lui da Jonathan Lemkin e Tony Gilroy.

La vanità.
Già.

E’ anche il peccato preferito del sottoscritto. E’ un orgasmo scoprirlo nel prossimo, nel tizio che ti sta accanto sul tram puzzolente di sudore: occhietti porcini, ascelle vistosamente sudate e olezzanti, mentre si sforza di sembrare naturale reggendosi con una mano soltanto e l’altra impegnata con il telefonino per una conversazione senza scatto alla risposta in favore d’un povero cristo stressato, probabilmente con il colesterolo a puttane, più di là che di qua. Sorride il coglione. La vanità!!! Crede d’essere bello, importante, ma prima di tutto crede d’essere un santo.

“Vanità, decisamente il mio peccato preferito.”

Aggiungo io: “Ci sarà sempre libero arbitrio per il genere umano sin tanto che vivrà della sua immensa vanità.”


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