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Premio Strega per Iannozzi Giuseppe

Premio Strega

di Iannozzi Giuseppe

Premio Strega - Iannozzi Giuseppe

collana bloody night
Copyright © 2010 Giuseppe Iannozzi
(Licenza standard di copyright)
1ma edizione 16 gennaio 2010
516 pagine
Formato 8.25 x 10.75
Rilegatura Casewrap

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Ornella Muti sotto il bisturi. E’ meglio o peggio?

Ornella Muti sotto il bisturi.
E’ meglio o peggio?

di Iannozzi Giuseppe

Ornella Muti oggi è bionda. No, di più: biondissima e senza una ruga. Un lifting che le sarà costato un occhio della testa. Bisogna però dire che il chirurgo plastico ha fatto davvero un gran bel lavoro, d’altro canto aveva solo da sistemare qualche imperfezione dovuta all’età su una donna già molto bella di suo.

La bella attrice, classe 1955, si presenta come una trentenne davanti alle telecamere del Chiambretti Night. Impeccabile. Ma Ornella Muti impeccabile lo è sempre stata. Bellissima sempre. Il sogno impossibile di milioni di italiani e non sempre. Oggi che si è concessa un lifting, lei che è sempre stata bella, baciata dalla natura, non muove scandalo alcuno, tanto più che ammette d’esser ricorsa al bisturi: “Sono molte le donne che ricorrono ai ritocchini”.

In tutta franchezza, anche se non avesse fatto ricorso alla chirurgia plastica, noi Ornella Muti l’avremmo amata comunque. Forse di più.
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Random Post:
Piacevole Sorpresa

romanticaperla2144324.jpgIeri sera un’amica mi ha invitato ad una festa nella sua grandissima casa in campagna. Ovviamente c’erano tutte le mie amiche e anche tutti i ragazzi… compreso il mio ex. Ha fatto finta di non vedermi e non mi ha rivolto la parola.

Finita la festa… c’era chi dormiva nei sacchi a pelo, chi sul divano e chi nella stanza di Veronica. Io non riuscivo a prendere sonno… mi sono alzata e sono andata in cucina a prendere un bicchiere d’acqua.

Ad un certo punto ho visto il mio ex camminare nel corridoio.
Lo chiamavo ma non rispondeva.
Continuava a camminare come nulla fosse.

Allora l’ho seguito e mi sono affiancata a lui. Aveva gli occhi chiusi. Oddio era sonnambulo!

Sapevo che era bene non svegliare una persona in quello stato, allora l’ho seguito finché non ha cambiato repentinamente strada e ci siamo incrociati.

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Notte d’Inverno

La luna in questa notte
d’inverno quasi non si vede,
ed io sono qui che immagino
un tuo abbraccio.
La luna sembra l’unica a sapere
il significato di quello sguardo,
forse lei sa spiegarti tutto
l’amore che provo.
Forse sa dare una risposta
a queste mie domande
che navigano nel mare
del tuo sorriso.
Perché sei l’unica persona
che mi fa stare bene
e male allo stesso tempo.
Che unisce odio ed amore
dentro di me.
Che mi fa sognare tutte le sere
ma che è la ragione del mio risveglio.
La luna, solo lei sa consolare
i cuori infranti;
e quando la guardi in queste
notti d’inverno,
saprai che sei
il punto fermo dei miei pensieri.

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Il Nano Malefico Cattolico Fondamentalista pronto a far danni

Il Nano Malefico Cattolico
Fondamentalista pronto a far danni

di Iannozzi Giuseppe

Anche quest’anno il Nano Malefico promette di fare danni, grossi danni. Pur trovandosi nell’infelice condizione di arrivare a toccare a malapena una bassezza pari a un metro e cinquanta, il Nano Malefico, con o senza tacchi alti, con o senza trampoli, può ancora contare su qualche fedelissimo fondamentalista e fare così danni nel panorama editoriale italiano promuovendo mezze calzette, portaborse, gigolò di quart’ordine e veline brufolose.

Il Nano Malefico Cattolico Fondamentalista è purtroppo una realtà, come Berlusconi – per cui Esso lavora, magna e caga – e Veltroni. Nel corso degli anni questo Nano Cattolico Fondamentalista è riuscito a spacciare in rete, e non, nomi di improbabili imbrattacarte innalzandoli al Settimo Cielo. Per nostra fortuna, molti di questi imbrattacarte sono presto caduti per non rialzarsi mai più.
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Gordon Houghton e L’Apprendista – in uscita a febbraio per i tipi MeridianoZero

Gordon Houghton
L’Apprendista

“Dovrebbe essere una lettura obbligata per tutti quelli che vanno nell’aldilà. Io l’ho adorato.”
(Neil Gaiman)

In un cimitero di Oxford, nel silenzio della notte, qualcuno scoperchia una bara sotto la falce della luna: è la Morte in persona. È venuta a svegliare una salma che i quattro cavalieri dell’Apocalisse hanno sorteggiato per una settimana di apprendistato.

Gordon Houghton - L'Apprendista - MeridianoZeroIl giovane zombi incomincia a lavorare negli uffici di High Street, dove Morte, Carestia, Guerra e Pestilenza eseguono il loro sporco lavoro sotto un Capo inflessibile che nessuno riesce mai a vedere.
Qui le dipartite vengono archiviate al computer mentre Morte si diverte a giocare a scacchi online con i predestinati, Pestilenza sperimenta entusiasta su di sé le malattie del nuovo millennio, Carestia fa colazione con il piatto vuoto e Guerra scatena risse e faide sanguinarie anche in pausa caffè.
L’apprendista ha solo sette giorni a disposizione per imparare il mestiere e assistere Morte in altrettanti decessi, nel rispetto delle norme aziendali. Se fallirà, tornerà a decomporsi nella tomba come è già capitato ad Ade, ucciso in fondo a un vicolo. Ma anche un individuo con la vivacità di un cadavere è ben determinato a vivere.

Gordon Houghton raccoglie in un’emozionante e surreale avventura tutto quello che c’è da sapere sull’esser morti, con la comicità dei Monty Python, la torrenziale fantasia di Neil Gaiman e l’arguzia pungente di Terry Pratchett, senza perdere mai il ritmo.

Gordon Houghton è nato nel 1965 a Blackburn, Lancashire. I suoi romanzi umoristici risentono delle letture di Kurt Vonnegut, Franz Kafka, Michael Ende, Connie Willis, Edward Albee, T.S. Eliot e di tutti gli sfortunati poeti anglosassoni letti e amati nella sua vita.

Gordon Houghton – L’Apprendista – MeridianoZero – Collana PRIMO PARALLELO – Pagine 288 – ISBN 978-88-8237-217-8 – Euro 15,00

Il vagabondo delle stelle – Jack London

Il vagabondo delle stelle
Jack London

di Chiara Perseghin

Ho sempre avuto, nel corso della mia intera esistenza, la netta sensazione di aver vissuto in altri tempi e in altri luoghi, di avere addirittura ospitato in me altre persone. Ma, credimi, lo stesso vale anche per te che leggerai queste righe: torna con la mente alla tua fanciullezza, e rivivrai come tua l’esperienza di cui ti parlo.

Questo è l’inizio di un libro, ma forse dovrei dire di tanti libri uniti assieme, che secondo me non ha eguali. La storia nuda e cruda è piuttosto semplice. Un condannato a morte nel carcere di San Quentin trascorre lunghissimi periodi legato nella camicia di forza. Ma la grandezza dell’intuizione di London sta nel dotare Darrel Standing, questo il nome del protagonista, di una qualità particolare.

Un qualunque essere umano, sottoposto alla camicia di forza per periodi lunghissimi morirebbe, ma non il nostro protagonista. Lui ha una via di fuga: la morte. No, non mi sto contraddicendo. Ora mi spiego meglio. Standing induce il suo corpo alla morte. La prima volta ci impiega parecchio tempo. Parte dal ditino più piccolo del piede e poi pian piano risale lungo il corpo. In questo modo le funzioni vitali quasi si azzerano. Quasi… In realtà lui non muore, è una finta morte che gli consente di trascorrere anche dieci giorni consecutivi dentro la camicia di forza senza accorgersene. In quei dieci giorni Darrel vive altrove, spesso si trova a vestire i panni di altra gente, in altre epoche, in un tempo lontano, molto lontano dal suo.

La prima esperienza di morte indotta lo porta a vagabondare proprio tra quelle stelle che London cita nel titolo. Un’altra volta si risveglia bambino, figlio di una famiglia di pionieri che nel 1857 lasciarono l’Arkansas diretti in California ma vennero attaccati dalle milizie formate da mormoni e indiani. Tante avventure fino a ritrovarsi naufrago, unico superstite, per sette anni in un’isola piccola formata di sole rocce.

Insomma, questo forse vi aiuterà a capire perché all’inizio ho parlato di più libri uniti assieme. London, attraverso Darrel Standing ci fa vivere le esperienze più strane e diverse tra loro, appagando quel desiderio che forse ognuno di noi ha provato da piccolo, di poter essere qualcun altro (una specie di Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno, centomila” di Pirandello, con la differenze che il protagonista di Pirandello veniva percepito dagli altri in modi differenti, mentre il protagonista di London si materializza di volta in volta sotto spoglie diverse), di poter vivere in altre epoche e in altri luoghi.

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Omaggio a Salinger

Omaggio a Salinger

salinger_fotoA cura di  Augusto Benemeglio

1. Il giovane Holden

Il giovane Holden” ( The Catcher in the Rye) è un libro che fu pubblicato quasi sessanta anni fa ( 1953) da uno scrittore fantasma, Jerome David Salinger, che da oltre 45 anni non scriveva più nulla (Frannie and Zooey e Alzate l’architrave, carpentieri , gli ultimi suoi racconti tra il 1961 e il 1963) , indifferente a qualunque tipo di richiamo; ed è uscito di casa una sola volta per andare a vedere la Callas al Metropolitan, ma poi arrivò in ritardo e non fece in tempo a sentire la grande diva lirica.
Salinger aveva superato i novanta, essendo nato nel 1919, e viveva praticamente murato vivo nella sua casa di Cornish, una cittadina del New Hampashere, in un allusivo misticismo che si richiama alle filosofie orientali e che sembra voler rispecchiare lo stato d’animo di crescente impotenza e totale rinuncia ad agire, a  “fare”, movimento che si era diffuso nell’America degli anni sessanta fra i giovani anticonformisti, di cui “Il giovane Holden” è l’emblema, il portabandiera indiscusso. Ed è per questo che quando uscì il romanzo, nel 1953 , fu subito un grandissimo successo, un best seller, tradotto in tutte le lingue possibili. Ma è stato ( ed è tuttora ) un libro mitico, un vero e proprio “totem” per molte generazioni di studenti “perduti” e non, aspiranti scrittori e non.
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Francesca Mazzucato – Romanza di Zurigo mosaico eretico e visionario – intervista all’Autrice

Francesca Mazzucato

Romanza di Zurigo
mosaico eretico e visionario

a cura di Iannozzi Giuseppe


Francesca Mazzucato1. “Romanza di Zurigo. mosaico eretico e visionario”: non è un diario di viaggio, è invece un insieme di mosaici, di inserti in prosa poetica dove tu, Francesca, dipingi Zurigo e le emozioni che essa ti suscita. Per quale esigenza tua, letteraria, è nata la “Romanza di Zurigo”? Un po’ della sua genesi la racconti nel libro, vorrei però che aggiungessi dei particolari inediti.

La Romanza è nata durante una serie di viaggi a Zurigo che ho compiuto – e che progetto di continuare riprendendo in mano presto un progetto a cui stavo lavorando – perché mi accorgevo che tante cose debordavano dalla mia rigida scaletta.
Mi accorgevo di tante cose importanti che uscivano dalla mia storia, dalle ricerche di tipo essenzialmente economico che stavo svolgendo. C’erano elementi quasi fisici della città, mi travolgevano e non riuscivo a rimanerne indenne. Diventavano brandelli, spezzoni, lembi, cose che avevano dentro un’urgenza profonda e che dovevo far combaciare.
Narrazioni di pelle, strane in un luogo che nell’immaginario non è certo caldo, affettuoso, morbido. Eppure. Così ho cominciato a sedermi negli Starbucks e a scrivere e scrivere e scrivere, oppure a stare in albergo, spiare e fotografare dalla finestra la vita e le abitudini e scrivere e scrivere e scrivere sempre (qualche distrazione, a tratti, nel libro ci sono).

Da tempo, poi, avevo questo sogni di una collana di “storie di viaggio indefinibili ed eretiche”, di carnet immaginari e anche inventati, filtrati dall’occhio dello scrittore. In uno degli intervalli del mio frenetico andirivieni con la città elvetica ne ho parlato con Francesco Giubilei, giovane ed entusiasta editore di Historica e il progetto della collana che la Romanza apre e inaugura ha preso forma.

2. La scoperta di Zurigo, città all’apparenza algida, è in realtà una nevralgica rincorsa verso le orme di James Joyce, una ricerca della sua memoria e non da ultimo del suo corpo. Ma è anche la possibilità di incontrare il fantasma ottantenne di C. Gustav Jung, chiuso nella sua casa-torre. E, di tanto in tanto, lo spettro androgino e tormentato di Annemarie Schwarzenbach. C’è un fil rouge che lega questi tre personaggi lungo la promenade che tu, Francesca, affronti quotidianamente per le strade di Zurigo

C’è, c’è. Forse un po’ presuntuoso, ma neanche tanto se si pensa alle vite disperate che vissero, alle perdite e alle ferite di Joyce e di Annemarie Schwarzembach. Simili, a tratti uniti in una tragica predestinazione alla tragedia finale e con il demone della scrittura come ossessione, mania, necessità, dovere. Tarlo, la parola giusta. Erano tarlati, emarginati. Come me, come mi sento da sempre e, per questo, li ho percepiti compagni di viaggio, fantasmi guardiani del mio lavoro del mio scrivere e del mio fare creativo (scomposto, indisposto, frammentario, sbrindellato, erotico, carnale, mistico, difforme, diseguale).

(Jung è stato un po’ un elemento di collegamento fra loro, i genitori di Annemarie ci portarono lei in visita, sperando che potesse aiutarla in qualche modo, per superare quella che all’epoca era vista come malattia e anomalia, la sua androginia e l’omosessualità e Joyce ci portò la figlia che da tempo viveva disagi psichici di vario tipo, sperando in un qualche miracolo possibile che, naturalmente non arrivò.)

Joyce e Schwarzembach condivisero vite nomadi e inquiete e riuscirono a metterlo sulla carta, con esiti diversi, ovviamente, ma divenendo entrambi dei pionieri. Pioniera viaggiatrice, coraggiosa apripista a sperimentazioni anche teatrali Annemarie, pioniere e creatore del “punto d’origine” della letteratura moderna – e anche di quella contemporanea, secondo me, (ma non sono obiettiva), James Joyce. Della Letteratura e basta, diciamo con LA MAIUSCOLA.

3. Ricorrente è il tuo ricordare una persona in particolare, Samuele. Questa è domanda da gossipparo, ma la curiosità non è soltanto femmina, dunque ti chiedo di parlarci di Samuele: chi è per te? un amico, un fratello, una finzione? O un amante che perseguita le tue fantasie e che mette sotto torchio il tuo io più intimo?

Mi piacciono le domande che indagano aspetti gossippari. Sono giuste e legittime. Quindi, non solo non mi sottraggo ma rispondo volentieri.
Si, Zurigo in qualche modo combacia e coincide (anche nella narrazione che coinvolge spazi effettivi, esterni, con spazi interiori e spesso sovrappone i piani) con una persona verso cui la protagonista – io narrante prova un sentimento di nostalgia, bisogno, malessere, desiderio inappagato.
Samuele è una persona realmente esistente (mi piacerebbe molto, Beppe, dirti di più ma non credo sia giusto, è una specie di patto che feci con lui e desidero rispettarlo, raccontare ma entro certi limiti, anche se lo scrittore i patti non li rispetta mai, per adesso ci provo).
E’ un uomo molto bello che la protagonista – io narrante della Romanza ha amato da subito. Dall’istante in cui l’ha visto, il 28 ottobre 2008 in una radio bolognese dove non sapeva che l’avrebbe incontrato, dove non sapeva chi fosse. Lei era dietro, sulla porta, in attesa di partecipare a una trasmissione, lui di spalle, si è girato, ha sorriso, lei ha sorriso un po’ meno ma l’ha visto e l’ha amato. E’ passato del tempo da allora, non poco, calcolando che, in seguito, si sono frequentati un pochino, conosciuti meglio (o peggio? mah) lui è sfuggito – fuggito fin da subito. Si è avvicinato e poi allontanato. Ha mostrato piacere a starle vicino e necessità di starle lontano, mettendo così in atto un meccanismo profondamente perverso e potente: queste cose legano più di tutte le altre.

(A lui ho dedicato, molte scritture a parte la romanza, pensieri sparsi, come questo http://francesca-mazzucato.blogspot.com/2009/10/senza-un-fotogramma-marginale.html e tante cose che si trovano in uno spazio che considero intimo e privato pur essendo un blog, “Parole perdenti”, e non ne ho mai parlato a nessuno con riferimento preciso a questa persona, sai Beppe, ma ci tengo a farlo con te, che mi hai posto la domanda appropriata.)

Possiamo dire che massacra il mio io più intimo perché tende a frenarlo nel suo slancio vitale, un io intimo che non gli chiede praticamente nulla (gli offre, gli si offre, in una nudità alla quale credevo impossibile arrivare, diciamo senza pelle) ma quel pochissimo che chiede, o domanda a bassa voce, viene frenato, radiografato, rallentato. E’ doloroso, a volte fa molto arrabbiare. A volte mi fa sorridere e intenerisce, a volte mi devasta.
La sua assenza alimenta scrittura – spero smetta presto ma non lo so – nell’aspettativa lui non esiste. Chiarisco, con lui si possono condividere cose in maniera asettica, è una persona per bene e seria e fa cose belle, questo tipo di sentimenti appartengono a una sfera soggettiva, non sono cose che “imputo” a questa figura. Esistono. Forse ci potrebbe essere un brandello di attenzione all’offerta nuda d’amore, credo sia un delitto non farlo, ma è facoltà di ognuno. Mi capita anche di pensare che, in fondo, sia una finzione, un feticcio di bisogni stratificati insieme. Di sicuro, la cosa a cui posso paragonarlo con maggiore facilità è un’astanteria. Una sala d’aspetto del pronto soccorso di un ospedale. Lo percepisco così, sento che potrebbe/potremmo curarci e riempire tante necessità intime (vicine all’abisso) e che invece resta un’asettica freddezza.
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voluttuoso banchetto

In un brivido che anticipa
di Psiche e Amore
il voluttuoso banchetto,
carnale l’alma degl’amanti
si compenetra, morde
e fugge.

Non lasciarmi, non prima
di avermi avuta,
tu che già mi hai.

Baciami le gambe e il miele
divora dalle mie labbra.

Accarezza ancora, ora,
la mia pelle bianca di latte
vellutata al tocco fremente
di nuda febbre.

Vivimi nell’abbraccio
d’un delirio sudaticcio
di piaceri, ed insieme a me
poi muori per rinascere
là dove tu sai che son fiore
che giovane sboccia.

di RomanticaVany & King Lear

Biddicchia

Biddicchia e Lazzarella
Biddicchia e Lazzarella

Nenia biddicchia

di Tamango

È mutu ora u mari,
mutu puru stu chiaru i luna
e u ventu non si lassa ‘nnari
non ghiga pinni di li nidi stanchi.
Mutu stu fossu unni campu
mentri pi tia sta nenia bampu:
eri na picciridda,
ianca comu na stidda,
vaddavi cu l’occhi beddi
i me manu senza aneddi,
liggera comu n’aceddu
mi rubbasti u coriceddu,
chianciu sira e matina
a to vita di spini china.
Nenti, mancu un lamentu,
chiddu c’avivi era un turmentu,
straziavi l’anima ca to pacenza
ta meritasti a me benivulenza,
ora non sugnu bona mancu pi mmia
piciridditta dill’alma mia,
non poi tunnari, u sacciu bonu,
u signuri mi ti metti supa un tronu,
e a mia, scunsulata e stanca,
a paci pi sta figghia ianca!
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Enrico Unterholzner è nello stagno delle gambusie

Enrico Unterholzner

Romanzo calviniano o disneyano!

E’ lo stagno delle gambusie

di Iannozzi Giuseppe

Enrico Unterholzner - Lo stagno delle gambusieChi di noi non ha una doppia vita? Domanda retorica, tutti hanno almeno due personalità, una da mostrare in pubblico, l’altra invece più intima ed ascosa, destinata ad essere conosciuta da pochi o da nessuno. Enrico Unterholzner ci consegna un romanzo breve con un protagonista e il suo alter ego: Geremia, peritoso impiegato, e Parmio, cavaliere donchisciottesco. Geremia è un colletto bianco, o per essere più precisi un impiegatuccio come milioni ce ne sono al mondo: non bello, non intelligente, di nessuna virtù, impacciato, rancoroso ma pavido. E’ uno che odia gli specchi. Che odia la sua immagine riflessa in uno specchio, e per questo motivo evita di passare davanti alle vetrine dei negozi, di guardarsi in un lago e in ogni caso di incontrare qualsiasi superficie riflettente. Geremia non sopporta d’avere a che fare con la sua immagine corporea riflessa. Essa gli è nemica. Non sopporta quello che il suo riflesso gli potrebbe trasmettere: la sua anima, che è grassa, perché Geremia è un ciccione a tutto tondo e anche la sua anima è obesa e claustrofobica per giunta. La seconda personalità di questo omarino, tecnico informatico nella vita di tutti i giorni, si rivela nella solitudine del suo appartamento ceduto a una immaginazione surreale, un po’ disneyana un po’ favolistica. Nell’intimità del suo alloggio Geremia diventa Parmio, una sorta di semidio, una scolta e non da ultimo un guerriero il cui compito è di difendere i suoi amori, oggetti come una teiera e una trottola che nella mente ipertrofica e manicheistica sono degli Dèi buoni. Parmio (Geremia) si è assunto il compito di difendere i suoi Dèi: non può farne a meno, perché per lui e lui soltanto, essi sono la Luce, la bellezza e la purezza del mondo, o meglio del suo microcosmo solipsistico.
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Nel Giorno della Memoria

I bambini giocano

I bambini giocano alla guerra.
E’ raro che giochino alla pace
perché gli adulti
da sempre fanno la guerra,
tu fai “pum” e ridi;
il soldato spara
e un altro uomo
non ride più.
E’ la guerra.
C’è un altro gioco
da inventare:
far sorridere il mondo,
non farlo piangere.
Pace vuol dire
che non a tutti piace
lo stesso gioco,
che i tuoi giocattoli
piacciono anche
agli altri bimbi
che spesso non ne hanno,
perché ne hai troppi tu;
che i disegni degli altri bambini
non sono dei pasticci;
che la tua mamma
non è solo tutta tua;
che tutti i bambini
sono tuoi amici.
E pace è ancora
non avere fame
non avere freddo
non avere paura.

Bertold Brecht

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Truman Capote – A sangue freddo

A sangue freddoTRUMAN CAPOTE

A SANGUE FREDDO


Titolo: A sangue freddo
Autore: Capote Truman
Traduttore
: Dettore M.
Editore: Garzanti Libri
Prezzo: € 16.00
Collana: Nuova biblioteca Garzanti
Data di Pubblicazione: 2005
ISBN: 8811683114
ISBN-13: 9788811683117
Pagine: 391

A cura di Anifares

Dewey si era immaginato che con la morte di Smith e Hickock avrebbe provato una sensazione di completamento, di liberazione, un’opera compiuta secondo giustizia. Si scoprì invece a ricordare un episodio di quasi un anno prima, un incontro casuale nel cimitero Valley View, che, in retrospettiva, aveva praticamente concluso, per lui, il caso Clutter
A sangue freddo” di Truman Capote fa parte di quei libri che movimentano la vita o meglio i neuroni. Inizi a leggere e bang! Il gioco è fatto, rimani incollato. Stai fermo nel traffico e tu pensi al libro, stai parlando con un amico e tu pensi al libro, stai in coda del supermercato e tu pensi al libro (finito in 4 giorni). Esiste solo il libro. Non vedi l’ora di tornare a casa per leggerlo ma la cosa bella e che tu del libro già sai tutto, sai la storia, sai chi muore, sai chi sono gli assassini e, cosa più importante, sai la fine. Allora che cos’è che ti conquista? Lo stile di Capote? Certo. L’argomento? Si. La curiosità? Bingo! “Era la prima volta che al pubblico veniva concesso di visitare la tenuta dei Clutter dopo la scoperta dell’eccidio, circostanza che spiegava la presenza di quell’immensa accolta: quelli venuti per curiosità”. Credo che sia proprio la curiosità insieme a quello andare a fondo di Capote con quello stile pulito e freddo, il non rimanere sulla superficie è quello che ti fa incollare al libro.
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Letteratura: L’inferno dei viventi

Letteratura: L’inferno dei viventi

di Stefania Nardini

E’ un binario la linea di confine. Una linea fragile. Oltre la quale si apre la voragine della vita di strada. La strada che respinge, accoglie, uccide, mette a dura prova la nuda esistenza. Cancellando identità, ricordi, e dignità.

Una linea fragile quel binario, oltre la quale si ritrova catapultata quell’umanità che non ha più nulla.

L’umanità esclusa. Respinta dal gioco della vita, o stritolata dalla morsa di logiche sociali che annientano il diritto alla dignità. A volte basta una separazione per trasformare un impiegato, un operaio, in un senzatetto.

Destino che tocca al 25% di coloro che, una volta fallito il matrimonio, per mantenere la famiglia si ritrovano privi di risorse per sopravvivere. E li si incontra alle mense della Caritas, a trascorrere la notte in auto, o sul ciglio di un marciapiede.  Il clochard, l’invisibile per eccellenza, ha sempre e comunque una storia che non sempre è segnata dall’alcool o dalla droga.

Lo stereotipo del “fuori di testa” che vaneggia nel giaciglio di cartoni va via via cedendo il passo alla così detta gente normale, quella che non aveva messo nel conto l’ultima spiaggia. E sono sempre di più in questa nostra Italia carente di servizi ma ricca di una forza miracolosamente straordinaria: il volontariato.

«Abbiamo iniziato a lavorare con loro organizzando dei laboratori di scrittura al centro diurno “Binario 95” – mi racconta Girolamo Grammatico – all’inizio per molti la pagina bianca era una barriera, poi sono emerse riflessioni, creatività, senso dell’umorismo. Così abbiamo dato vita ad un giornale che distribuiamo a Roma. Si chiama “Shaker” ed è scritto interamente dai senzatetto. Ci sosteniamo con gli abbonamenti che si possono effettuare attraverso il nostro sito, anche se il giornale è distribuito ad offerta libera».

Dal giornale alla casa editrice il passo è stato breve. E’ nata così “ Ec edizioni” che ha esordito con un’antologia dal titolo “In una sola notte”.

«Si tratta di racconti su una possibile notte in strada con i suoi deliri, le sue difficoltà, le sue paure e solitudini – continua Grammatico – alla quale hanno partecipato sei autori affermati. Un’iniziativa nata per sostenere il giornale».

Storie. Sono invece quelle raccolte da Gabriele Del Grande nel suo reportage “Roma senza fissa dimora” pubblicato dalle edizioni “Infinito” con il patrocinio dell’agenzia “Redattore Sociale”.

Del Grande ha vissuto in prima persona la vita di strada.

Da cronista “vecchia maniera” è entrato nel mondo della marginalità, ne ha colto sfumature, attimi, emozioni. Dalla “Veglia di Natale” quando un pasto caldo alla comunità di S. Egidio e il sorriso dei volontari restituiscono tracce di felicità, alla storia di Maurizio trascinato sul lastrico dalla malattia di suo figlio a quella di Oscar, borseggiatore che spera nel grande colpo che gli cambi la vita.

Un viaggio che si conclude con la testimonianza di Maksin Cristian, scrittore, sceneggiatore e cantautore che per cinque anni, senza mezzi, ha scritto e vissuto per le strade di Milano autoproducendo racconti e poesie grazie ai quali riusciva a sopravvivere.
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Processo breve. La giustizia nelle mani di Berlusconi

Processo breve

La giustizia nelle mani di Berlusconi

di Maria Luisa Brandi

Ghedini, con una mano accorcia e con l’altra allunga. E’ questa l’evidente manovra di un avvocato/ministro lecchino che da una parte smonta e dall’altra monta. Non è facile da capire. Basta guardare cosa è successo al ProCesso Mediaset. L’avvocato del Perseguitato chiede l’interrogatorio dei testi dell’accusa quando i PM avevano già deciso di non ascoltarli per ragionevoli questioni di tempo. Le stesse identiche motivazioni per cui hanno scritto il Ddl sul ProCesso breve. Accorciare i tempi. E lui, da buon servetto, che fa per Silvietto? Tenta tutte le vie per allungare il brodo, mentre il Senato approva il decreto.  Alla faccia dell’onestà intellettuale. Roba da far rizzare i peli in testa anche ad un calvo. Ma i sostenitori dell’Illibato, no. Loro sono accecati e parlano senza alcuna cognizione: Viva la riforma giudiziaria!
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Io non c’ero… di Tamango

Io non c’ero…

di Tamango

Io non c’ero quando a Roma le donne
profumavano di Colonia e di Arpège
e le sottogonne inamidate
come sfoglie croccanti
illanguidivano  sguardi
di uomini poveri e belli,
e di vecchie portinaie pensierose.
Non c’ero.
Eppure ho sentito odore d’alloro e di pini,
dei platani nei dì di festa lungo il tevere,
e ho bevuto l’acqua di mille fontane
quando le serenate
brillavano negli occhi come le stelle ma…
io non c’ero.
Non c’ero nemmeno in quel salotto
che dava sui tetti di Roma
dove le parole eran regine
e gli ospiti re.
Canto  di una casa il profumo
che uno dei venti donava
al mio riposo di bimba
in un giorno d’estate e…
io c’ero!
Io figlia di terra bruciata dal sole,
dissetata d’arance e di mare,
mi abbandono al pensiero
di giorni romani dalle lunghe notti:
ci sarò!

Il blog di Tamango: http://tamango.splinder.com

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Storia di una bimbetta indiana. Felice Muolo per quattro stracci ecc.

Storia di una bimbetta indiana
Felice Muolo per quattro stracci ecc.

di Iannozzi Giuseppe

Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta
Felice Muolo – Fermenti editrice

Una favola incentrata sugli accadimenti sociali dell’attuale momento storico, questo il nuovo lavoro di Felice Muolo, “Quattro stracci, una rupia e una bambola di cartapesta” per i tipi Fermenti editrice. Una storia semplice ma complessa per i sentimenti coinvolti e che sono segreto, scrigno e paure di una bambina indiana adottata da una coppia di italiani senza figli.

Felice Muolo - Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapestaLa storia è quella di Pragasi, una bimbetta indiana che dalla povertà estrema dell’India dov’era prigioniera in un orfanotrofio, d’improvviso quasi, in un bel giorno di sole, si trova di fronte a due persone bianche che hanno deciso di essere i suoi genitori. Pragasi viene adottata in tenera età, quando ha poco più di 6 anni. Arrivata all’aeroporto, seppur spaesata, subito percepisce che l’aria è diversa e non lo è: “Ero partita dall’India per venire in Italia ma ignoravo come fosse l’Italia. Non sapevo neanche come fosse l’India”. La bambina fa la conoscenza dei suoi nuovi genitori e subito la prima delusione irrompe nel suo cuore di bimba: “Ciò che mi deluse non furono i miei genitori ma il regalo con cui mi accolsero: due orsacchiotti di peluche!”. La piccola bimba, nella sua innocenza, sognava una Barbie, una bambola che sostituisse quella di cartapesta che lei tiene stretta stretta nella sua manina. Un piccolo dolore che lei supererà piuttosto in fretta, ma non prima d’aver affrontato le sue paure di bambina indiana in una terra straniera con dei genitori adottivi – che appena la vedono la amano d’un amore viscerale. Incondizionato.
Adoprando toni delicatamente dickensiani, Felice Muolo dona tutto il cuore nel mettere nero su bianco la storia di Pragasi. Un libro scritto con una innocenza e una levità spirituale che raramente capita d’incontrare nella penna degli scrittori. L’autore dà credito prima di tutto ai sentimenti della piccola bimba, poi ai suoi e sempre con estrema delicatezza quasi temesse che l’egoismo d’amare incondizionatamente possa sfiorire il fiore che è Pragasi.
Continua..

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Quei morti – straziante è la poesia e il dolore della poetessa Cristina Bove

Quei morti

di Cristina Bove

http://cristinabove.splinder.com

I morti hanno le scarpe
di cartapesta
i denti scintillanti
- lo sa la donna che scriveva numeri
sulle creste dei mari -
ruggine in bocca e remiganti sparse

hanno totem di latta
qui sulla terraferma
turaccioli nei buchi intercostali
e dormono stipati come pacchi
dentro carcasse al posto dei tucul.

Morire qui
morire adesso
cosa cambia per voi? Morite sempre.
Se lo fate guardando la tv
non ve ne accorgerete che dal sangue

<è rosso come il nostro, lo sapete?>

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histoire d’amour di Paolo Cherubini – Sironi Editore – in libreria dal 3 febbraio 2010

Sironi Editore pubblica

histoire d’amour

Paolo Cherubini

In libreria dal 3 febbraio 2010

256 pagine – 16,50 euro
Un romanzo che, sull’orma del realismo magico sudamericano, unisce scienza, storia e magia. Accosta gli algidi studi di genetica alla follia di una reicarnazione per amore; la clonazione all’idea di eternità.
Le storie dei protagonisti attraversano i tragici avvenimenti del secolo passato: dalle ricerche eugenetiche del nazismo ai desaparecidos argentini.

Una storia dove con delicatezza e crudeltà fiabesca  si racconta di una grande battaglia ingaggiata contro l’idea stessa di mortalità.

Agli albori degli studi di genetica, il sogno di un vecchio avventuriero sopravvive ai più cupi avvenimenti del Novecento, per giungere intatto al suo epilogo, dall’Italia all’Argentina, dopo cento anni.
Tra passato e presente, un romanzo in cui l’amore si dimostra la più ostinata e duratura delle passioni umane.

Paolo Cherubini, studioso dei meccanismi del pensiero umano, è professore di Psicologia presso l’Università di Milano Bicocca.
Ha pubblicato diversi articoli scientifici e alcuni libri, tra cui Psicologia del pensiero (Raffaello Cortina editore, 2005) e Ragionamento: psicologia e logica (Giunti, 2000).

«La notte del 24 dicembre 1888 Cornelio Rufi, apritore di piste nel grande Nord, seguace del Grifo, ultimo dei Rufi Ciamuni di Torlonia, morì. Ne mantenne memoria la piccola Edvige che, avendo imparato a parlare a due anni, ne aveva trascorsi ormai cinque a chiacchierare con il vecchio gentiluomo».
Cornelio e Edvige, il vecchio e la bambina, sono i due grandi protagonisti di questo romanzo. Lei, figlia di poveri contadini, non ha mai dimenticato l’anziano amico e benefattore e il sogno che lui le ha affidato prima di morire. Un sogno d’amore, quasi folle, quello di Cornelio: tornare a vivere, in corpo e spirito (secondo il credo della setta del Grifo di cui è membro) insieme a Grimilde, la donna che ha amato ma con cui non ha potuto vivere.
Decenni più tardi Edvige, bella e ricchissima, si scopre ancora fedele alla promessa che la lega a Cornelio fin dall’infanzia. Per poterla compiere deve finanziare ricerche scientifiche segrete, ardue e costose. Senza esitazione, Edvige accetta qualunque compagno di strada, purché le possa essere utile: vecchi studiosi seguaci del Grifo, ricchi industriali come lei e perfino i nazisti, tanto interessati al progetto da sacrificarvi molte vite innocenti. Alla morte di Edvige sembra morire anche il sogno di Cornelio. A rimetterlo in gioco, vent’anni dopo, è Luca, un giovane studente della facoltà di Storia: sulla base di minimi indizi e guidato da un misterioso intuito, ricostruisce a poco a poco una sorprendente vicenda.
L’antica promessa tra il vecchio e la bambina, che ha bruciato più di un’esistenza, arriva a compiersi con modi e tempi del tutto inattesi.

Il sito ufficiale del libro:

http://www.histoiredamour.it/

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Craxi in Senato diventa un santo. Il miracolo di Napolitano e Berlusconi

Craxi in Senato diventa un santo
Il miracolo di Napolitano e Berlusconi

a cura di Iannozzi Giuseppe

«Craxi era un uomo che sapeva decidere e con il suo governo, eccezionale già per la sua durata, dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi. Ruppe le gabbie del consociativismo. Il famoso decreto di S. Valentino del 14 febbraio 1984 aprì la via a una vera politica dei redditi. Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica. Per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale». Così il presidente del Senato Renato Schifani. Ma ce n’è ancora, purtroppo per noi: «Craxi per la sua cultura non concepiva la politica al di fuori dei partiti e, pur avendo più di ogni altro compreso le fragilità e la necessità di una riforma del sistema, ad esso rimase fino all’ultimo fedele… quel famoso intervento pronunciato da Craxi il 2 luglio 1992 alla Camera fu un forte richiamo alla responsabilità collettiva di tutti gli attori del sistema politico di allora di fronte alla crisi morale, istituzionale ed economica che toccava in quei giorni il suo momento più alto. Una crisi legata anche a fenomeni diffusi di corruzione della vita pubblica e che, come si vide negli anni seguenti, chiuse l’esperienza della “Repubblica dei partiti”, segnandone la fine. Una crisi che vide offerta, da un ceto politico intimorito ed esausto, come “vittima sacrificale”, la figura dello statista che qui oggi ricordiamo. E da qui l’aggressione (non solo morale), il processo, la condanna, la forte determinazione a trascorrere gli ultimi anni di vita all’estero e la morte che lo colse in terra straniera. Ritengo che gli anni trascorsi ci consentano di esprimere oggi quel giudizio storico più sereno e obiettivo che quei momenti drammatici ormai lontani non consentirono di dare.
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La luce di Norröra. Il video di Chatterly per La luce di Norröra del cantautore Pippo Pollina

La luce di Norröra

Il mio ultimo video ispirato all’omonima bellissima canzone di Pippo Pollina, dall’album Bar Casablanca [link]

My last video inspired by the song same title from the amazing album Bar Casablanca by Pippo Pollina, italian songwriter [link]

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Alì Agca dichiara la fine del mondo. Il terrorista che sparò a Wojtyla è libero

Alì Agca dichiara la fine del mondo
Il terrorista che sparò a Wojtyla è libero

di Iannozzi Giuseppe

Mehmet Alì Agca, soprannominato il Lupo grigio turco, è tornato in libertà. Il 13 maggio 1981 sparò a Papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro ferendolo. Alì Agca era allora poco più d’un ragazzo. Per lui una condanna esemplare, 29 anni di carcere. Oggi Alì Agca è libero. O quasi. Nel 2000 era stato estradato dall’Italia in Turchia, dove ha finito di scontare la sua pena.
Al momento del suo rilascio Alì Agca, tramite il suo avvocato, ha fatto sapere che lui sa qual è la data della fine del mondo e, com’è ovvio sospettare, non ha dimenticato di ricordare al mondo intero che lui il Lupo grigio è in realtà Gesù Cristo.

Alì AgcaAlì Agca ha lasciato la prigione di Sincan, alla periferia di Ankara, uscendo però da una uscita secondaria: un po’ tanto umiliante per uno che dice di essere la reincarnazione di Cristo. In ogni caso l’avvocato di Alì Agca ha riferito ai mass media che il suo cliente è stato subito tradotto in un centro di reclutamento dell’esercito, affinché le autorità preposte giudichino la sua posizione nei confronti degli obblighi di leva. Stando a quanto riferito dall’emittente Ntv, Alì Agca dovrebbe essere presto tradotto presso l’ospedale Gara di Istanbul per essere sottoposto ad alcuni test psichiatrici, affinché si possa giudicarlo in maniera definitiva “non atto alla leva per gravi turbe antisociali della personalità”. Se i nuovi test giudicheranno il Lupo grigio un antisociale, per Alì sarebbe la seconda volta: già nel 2006, a seguito di un errore nel calcolo di uno sconto di pena concesso da una amnistia, Alì fu scarcerato per un breve periodo e costretto a subire i test psichiatrici. Oggi si tratta di confermare o meno la gravità della sua situazione mentale.

Una volta fuori Alì Agca ha dichiarato al mondo intero di essere Gesù Cristo e che la fine del mondo è vicina. Per rendersi conto che Cristo non è basta guardarlo in faccia. Per sapere che il mondo sta vivendo un collasso sociale e politico di portata immane è purtroppo sufficiente aprire un qualsiasi giornale che non sia Playboy.
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Il leghista Grimoldi invoca la censura sul diario di Anna Frank

Il leghista Grimoldi invoca la censura
sul diario di Anna Frank

di Iannozzi Giuseppe

Scandaloso il deputato leghista Paolo Grimoldi che vorrebbe cucire la bocca alle pagine de Il diario di Anna Frank. Ha presentato addirittura una interpellanza a Mariastella Gelmini, attuale ministro dell’istruzione che non gode di certo dell’appoggio di insegnanti, opinione pubblica e studenti.
Il leghista Grimoldi ha chiesto la censura de Il diario di Anna Frank, perché a suo giudizio il libro turberebbe gli studenti. Per il leghista “vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare”. Il passo incriminato dal deputato del Carroccio è presente nella lettera datata 24 marzo 1944, alla pagina 220 dell’edizione italiana Einaudi a cura di Frediano Sessi. Il leghista dice che “non è inerente al programma di storia che la classe sta trattando”.

Anna FrankClaudio Redaelli, dirigente vicario dell’istituto la Lina Mandelli di Usmate Velate (Monza-Brianza), ha così replicato: “Credo che il ministro dell’Istruzione abbia cose più importanti di cui occuparsi.” Redaelli ha anche evidenziato che “le pagine a cui si riferisce il deputato sono descrizioni in termini talmente ingenui, come logico attendersi da una dodicenne degli anni Quaranta, da non destare, soprattutto se mediata dall’intervento dell’insegnante, particolare turbamento in bambini del ventunesimo secolo che in tivù vedono e sentono di peggio”.
Sindaco incredulo. E l’assessore all’Istruzione, Marilena Riva: “Commenterò solo dopo aver verificato con la scuola quanto accaduto. L’insegnante non doveva certo chiedere la nostra autorizzazione per la lettura del diario, che è un testo da anni in vendita e disponibile presso tutte le biblioteche per ragazzi. La docente avrà fatto di tutto per guidare i bambini nella lettura”.
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Un Domani Migliore

di RomanticaVany & King Lear

Se il domani ha un futuro
Se il mio cuore conosce
la verità che si nasconde
in un momento d’estasi
Se le mie dita sanno
accarezzare la linea
della tua vita in una carezza,
allora non ti avrò sorriso invano
In ogni nostro abbraccio, oggi
come allora, nuda indifesa
trovo l’amico e il compagno
di giochi, l’amante, il ribelle
e l’implacabile distruttore di idoli

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La strega e il robivecchi, di Fiorella Borin

La strega e il robivecchi

di Fiorella Borin
Copertina di Gian Luca Peluso
Edizioni Tabula Fati
www.edizionitabulafati.it
Narrativa
Pagg. 64
ISBN 978-88-7475-178-5
Prezzo € 5,00

Fiorella Borin, veneziana trapiantata ormai da tempo in terraferma, sembra di casa a questo concorso (il Premio Tabula Fati) alle cui edizioni partecipa con puntualità, ottenendo lusinghieri risultati, come testimonia il secondo posto nell’edizione 2008 di questo suo racconto (in verità, nel 2009 è andata ancor meglio, vincendo la settima edizione con Christe Eleison).
Narratrice esperta, dotata di uno stile snello, scorrevole, è naturalmente portata alla narrativa storica o di ambientazione storica, come dimostrano Il pittore Merdazzer, secondo nell’edizione 2006, e anche Il bosco dell’unicorno, pure secondo nel 2003.
Fiorella Borin ha la capacità di essere accattivante inserendo in contesti storici degli elementi fantastici, così che sempre riesce a dare forma a un’originalità che non può che sorprendere piacevolmente il lettore.
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