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Dear Mr. Mozzi - Giulio Mozzi sotto rapina

Dear Mr. Mozzi

Prenda pure i soldi e tutte le copie di Matthew Sanders…
sono in macchina… sì, ecco le chiavi…
ma la prego, non spari Egregio Signor Rapinatore !!!

mamma…

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Il Meridiano di Maribruna Toni, a cura di Gordiano Lupi

Il Meridiano
di Maribruna Toni
Opera poetica
a cura di Gordiano Lupi

L’immagine di copertina è
di Elena Migliorini
Casa Editrice Il Foglio Letterario
www.ilfoglioletterario.it
ilfoglio@infol.it
Collana Autori Contemporanei Poesia
Direttore Fabrizio Manini
Pagg. 280
ISBN 978-88-7606-186-8
Prezzo € 15,00

Maribruna Toni, il piacere della scoperta

Circa un mese fa, o poco più, nel corso di una conversazione con l’amico Gordiano Lupi, noto scrittore e dominus della casa editrice Il Foglio Letterario, a un certo punto è emerso qualche cosa che teneva dentro e che aveva necessità di parteciparmi. Mi ha detto: - A metà luglio sono 10 anni che è morta Maribruna Toni e per ricordarla e per far conoscere agli altri quanto era brava ho deciso di pubblicare un Meridiano, sì come quelli della Mondadori, un’opera omnia di tutta la sua produzione. Che ne pensi?
Ho risposto che mi sembrava un’ottima idea, nascondendo che in verità nulla sapevo di Maribruna Toni. Ho provveduto, però, subito a colmare la lacuna, facendomi mandare due sue sillogi e un’anteprima del Meridiano.
Il tempo tiranno mi ha impedito di porvi mano appena ricevute, ma quando alcuni giorni fa ho cominciato a sfogliarle è accaduto un fatto strano. Verso dopo verso le pareti del mio studio si sono lentamente aperte per svelarmi squarci di mare e di monti (Rimpianto d’onde, di sale e di tempeste / e invece ha solo un mare di foreste. / Del vento di bufere e di bonacce: ora ha solamente picchi e rocce…).
E’ stato tutto un susseguirsi di immagini, di sensazioni, che dapprima mi hanno travolto per poi lentamente coinvolgermi mentre la lettura procedeva. L’impressione era di essere presente sulla scena, di udire il rumore del mare, di sentire la brezza che lentamente mi avvolgeva (Dondolavano le barche / lasciate illanguidire / nel borbottio del mare, / ascoltando lo sciacquio / della risacca.)
Questa capacità di rendere in parole l’immagine, ma più ancora l’emozione provocata dalla stessa è indubbiamente rara e di grande effetto, ma non sarebbe di impatto emotivo se non fosse accompagnata dall’equilibrio armonico dei versi, invece sempre presente nelle poesie di Maribruna Toni, con una sua regola di metrica che le consente perfino di non rendere leziosa una lirica di 34 versi caratterizzata dalle rime baciate (Eran rimasti stracci scomposti / poveri resti di mondi nascosti / sotto le coltri di una speranza / che ammuffiva in squallida stanza.)
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I miei amici. Diari (1968 - 1970), di Luisito Bianchi

I miei amici.
Diari (1968 – 1970)
di Luisito Bianchi

Sironi Editore
Collana indicativo presente
Narrativa diaristica
Pagg. 832
ISBN: 978-88-518-0100-7
Prezzo: € 24,00

La messa dell’uomo disarmato, il bellissimo romanzo di Luisito Bianchi, non avrebbe potuto esistere se non ci fosse stato un periodo di esperienza, non tanto a contatto con il mondo, ma essendo parte integrante di esso.
L’umile sacerdote cremonese realizza questa sua discesa nei problemi concreti di ogni giorno diventando operaio, per sostentarsi, ma, soprattutto, per comprendere.
Questo suo apparente ritorno alla laicità è il mezzo per rispondere ai dubbi della fede, ma è anche la concretizzazione di quel grande valore cristiano che è la gratuità.
Sono più di 800 pagine quelle de I miei amici. Diari (1968 – 1970) e chi si aspetta di leggere un romanzo con tanto di trama se lo scordi subito.
Giorno per giorno Luisito Bianchi ha annotato sul diario le impressioni della sua esperienza di prete operaio e talvolta queste si ripetono, anche con sfumature diverse, perché l’avvicinamento all’assoluto di un’anima avviene necessariamente per gradi.
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Random Post:
Riconoscimento postumo

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Riconoscimento postumo

In campo artistico non sono infrequenti i casi di pittori, scrittori e poeti che in vita non hanno avuto la possibilità di vedere apprezzato il loro lavoro e che, per uno strano scherzo del destino, da morti sono stati osannati.

I motivi sono i più vari, ma quasi sempre legati ai contenuti o alle modalità espressive delle loro opere che non potevano essere comprese appieno dai critici contemporanei, anche i più attenti ed esperti.

Un caso particolare, invece, è quello di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e del suo romanzo Il gattopardo, perché il tempo intercorrente fra la morte dell’autore e il riconoscimento del valore della sua opera è troppo breve perché possa essere imputabile a una mancata comprensione di un’eventuale idea geniale e totalmente rivoluzionaria.

Come vedremo, è più logico pensare a motivi di superficialità, a preconcetti legati al fatto che lo scrittore non fosse noto, anzi fosse praticamente un esordiente, benché molti anni prima (dal 1926 al 1927) avesse pubblicato su Le Opere e i Giorni, un mensile culturale edito a Genova, alcuni articoli sulla letteratura francese, di cui era un grande conoscitore.

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Avril Lavigne, dark da infarto su Maxim

Avril Lavigne, dark
da infarto su Maxim

di Giuseppe Iannozzi

Numero da infarto: Maxim ospita la giovane Avril Lavigne, dark più sexy che mai. La giovane bimba, regina del punk anarchico al femminile, è più bella che mai: il nuovo Maxim è già diventato un numero da collezione introvabile, o quasi. Affrettatevi se non volete restare senza la vostra copia. Ne vale davvero la pena, parola di intenditore.

“Basta con il look da ragazzina, ora preferisco le gonne”, dichiara su Maxim la dark Avril. “I media mi hanno descritta come una ragazza perennemente arrabbiata. Delle tante etichette che mi hanno dato, nessuna è adeguata. Non colgono chi sono veramente, come sono fatta. Ma ho superato tutto”.
Ma Avril Lavigne, seppur con le gonne, non esita a picchiare duro se la stuzzicano: “L’ultima volta? In un bar, con una ragazza che mi ha urlato qualcosa. L’ho fatta star zitta. Non amo litigare, ma se mi provocano…”. La sventurata le ha gridato: “Tu non sei una vera punk”. La risposta di Avril Lavigne non si è fatta attendere.
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La ninfa del lago, di Renzo Montagnoli

La ninfa del lago

di Renzo Montagnoli

Sciolti i capelli,
scosso il capo,
in riflessi ondulati di luce
lasciò cadere le vesti
e rimase illuminata dalla luna.
Candida pelle,
baciata dalle stelle
in una notte d’estate forse immaginata,
fra contorni di canne lacustri,
vicini e lontani richiami di civette,
folletti di contorno a un sogno
di un giorno caldo di fuori e freddo dentro.
Con grazia felina
scivolò lesta sull’erba lucente di rugiada,
minuscole lacrime di un cielo
estasiato da tanta bellezza.
Corse all’acqua e lenta vi si immerse,
fino a sparir del tutto alla mia vista.
Il cuore galoppava dietro a lei,
ma il corpo restava,
greve,
un’ancora agganciata alla realtà della vita.
Le ore passavano e la ninfa del lago non tornava.
Già l’alba s’annunciava con frecce di luce
che cacciavano le ombre del buio.
Lontano, un gallo cantò,
mi richiamò dal sogno.
La mente corse invano all’acqua,
increspata dalla brezza del mattino,
e sul fondo non vide che lo spesso strato del limo.
L’ombra di un airone sorvolò i miei pensieri,
trascinando con sé l’illusione di una notte.

(da Canti celtici - Edizioni Il Foglio, 2007)

La Morte fra la Piazza e la Stazione, a cura di Renzo Montagnoli

La Morte fra la Piazza e la Stazione

Storia e cultura politica del terrorismo
in Italia negli anni ‘70 di Domenico Guzzo
Edizioni Agemina
www.edizioniagemina.it
Saggio storico - Pagg. 246 - ISBN: 97888965555941 - Prezzo: € 18,00

Nella storia del nostro paese c’è stato un periodo, che va dal 12 dicembre 1969 al 2 agosto 1980, in cui la vita era diventata un optional. Uscivi per andare al lavoro nel timore di non fare poi ritorno a casa, la nazione viveva poi in una specie di stato d’assedio, con frequenti attentati, esecuzioni mirate in pieno giorno, insomma una sorta di incubo che accompagnava le giornate. Già allora si parlava di eversione nera e di eversione rossa, di un terrorismo che sembrava perfino protetto in alto loco. Tutto è iniziato quel 12 dicembre 1969 con l’attentato alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano ed è finito a Bologna il 2 agosto 1980 con un’autentica strage nella stazione ferroviaria.

Ci sono immagini che non potrò mai dimenticare, macerie avvolte in una nube di polvere, le urla dei feriti, lo strazio dei morenti, cittadini semplici come noi, in attesa di partire per le vacanze o dell’arrivo di congiunti in quel caldo agosto del 1980.

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Il Nuovo Giorno

Le rane gracidano sulla riva dello stagno,
mentre gli alberi si pettinano le loro splendide chiome.
I passerotti si rincorrono tra i rami,
i gatti si stiracchiano ancora intorpiditi dal sonno.
Due lumache scalano dei fili d’erba,
scrutando la realtà con le loro morbide, lunghe antenne.
L’odore del mattino invade le narici,
il sole si affaccia all’orizzonte
esaltando la bellezza del nuovo giorno.

Buon Weekend!

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Madonna Louise Veronica Ciccone sotto accusa dal fratello Christopher

Madonna Louise Veronica Ciccone
Una caramella dura e amara
da inghiottire, un regalo del fratello Christopher

di Giuseppe Iannozzi

Spero che nessuno di voi abbia mai pensato alla Ciccone come a una vera madonna. Madonna sì, ma solo in arte, perché negli affari di famiglia è una erinni, per lo meno a sentire il fratello Christopher Ciccone che non risparmia la sorella costringendola al muro dopo una sfilza di strali madornali.
Per Christopher Ciccone, gay dichiarato, la sorella sarebbe meschina, falsa, interessata soltanto alla cabala. Ma c’è di più, Christopher riferisce che Veronica Ciccone pensa del marito Guy Ritchie che sia «una specie di idiota». Solo un’azione promozionale in attesa dell’uscita di Life With My Sister Madonna, libro-confessione ovviamente firmato da Christopher Ciccone? Non è da escludere a priori, come non è da escludere che nelle accuse del fratello ci siano delle imbarazzanti verità sul conto di Madonna, che non è mai stata alla ribalta sui rotocalchi per il suo spirito umanitario ma solo per scandali reali od orchestrati nei minimi dettagli.
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Dayana Mendoza, 22 anni, è Miss Universo 2008

La venezuelana Dayana Mendoza, 22 anni, è Miss Universo 2008.
E’ stata eletta oggi nella stazione balneare vietnamita di Nha Trang e succede alla giapponese Riyo Mori. Nella finalissima ha battuto la colombiana Tailana Vargas e la dominicana Marianne Cruz Gonzalez.

Occhi verdi e sorriso incantatore, Dayana ha lanciato un appello per la pace. Stavolta, però, non è il solito augurio da reginetta di bellezza, in quanto anche lei è stata vittima di un rapimento. “Il mio sequestro si è verificato un anno e mezzo fa”, ha raccontato. “Queste sono le cose che succedono in Venezuela, anche a persone che non hanno soldi.”

Mistress Eliselle. Fidanzato in affitto. Newton Compton Editori

Mistress Eliselle
Fidanzato in affitto

intervista a cura di Giuseppe Iannozzi

1. Tu, Eliselle, timida e sottomessa, uguale a Cristal?
Nel tuo ultimo romanzo “Fidanzato in affitto”, edito da Newton & Compton, la protagonista appare, per lo meno all’inizio, più come una totale imbranata che non come una possibile femme fatale.
Quale necessità ti ha spinta ad affrontare il mondo fetish, tra dominatori, mistress, slaves e quant’altro?

Timida sì, sottomessa no. Cristal è un personaggio dedicato alle ragazze “che amano troppo”, quelle che sono disposte a tutto pur di compiacere il proprio uomo, anche a scapito di se stesse. E per questo motivo perdono di vista i propri bisogni. L’ho calata in un mondo, quello del fetish e dei rapporti tra dominatrici e schiavi, per far nascere il contrasto e le contraddizioni che ha dentro di sé, e poi diciamocelo: è un mondo molto affascinante.

2. Ho trovato che il mondo da te descritto nel romanzo sia quasi tutto basato su dei cliché, per altro abbastanza edulcorati, quando è invece risaputo che le pratiche sadomaso sono piuttosto crudeli ed estreme, e in alcuni casi pericolose se non addirittura letali. Cristal invece, nonostante i consigli delle amiche, non diventa crudele fino in fondo: rimane fedele a sé stessa, solo un po’ più dispettosa, come una bambina che ha scoperto che giocare a tagliare le code alle lucertole può essere divertente.

È un mondo edulcorato quello che ho descritto, ma è stata una scelta voluta e ponderata: ho voluto dare una chiave di lettura ironica e molto personale che si discostasse da altri libri che ho letto sull’argomento e che ho trovato addirittura più “omologati” del mio, in cui abbondavano veramente i luoghi comuni. Cristal si cala in questo mondo da scettica e non abbandona mai la propria titubanza, ma durante il suo percorso personale scopre che è cresciuta interiormente, ha trovato dei punti di forza caratteriali che credeva di non avere: non è necessario diventare crudeli per maturare, quel che è necessario è fare i conti con se stessi.

3. Cristal viene mollata dal fidanzato in un ristorante di lusso. In meno di un minuto solleva un disastro, per cui le vengono richiesti quasi 10.000 € di danni. Ovviamente Cristal è una eterna precaria, senza il becco di un quattrino; ma c’è che deve pagare i danni, o per lei saranno guai ben peggiori. Ha tre mesi di tempo per far fronte al debito contratto. Non sa come fare per rimediare i soldi necessari. Ma poi incontra una vecchia amicizia che le suggerisce di prendersi uno “schiavo”.
Tu, Eliselle, sei mai stata schiava di qualcuno? Ed ancora: hai mai pensato di prenderti uno “schiavo” che ti lecchi le scarpe, ad esempio?

Schiava in senso stretto o in senso lato? Perché anche io, come credo il 90% delle donne, ho vissuto un amore che mi ha fatto soffrire e col senno di poi ho capito che ero schiava (mentalmente) di quel rapporto e di quella persona. Schiava come gioco erotico o come esplorazione della mia sessualità no, se mi chiedessero di scegliere un ruolo, sceglierei quello della padrona, mi si addice di più. E sì, ho pensato di prendermi uno schiavo che mi regali tante scarpe! Ma quale donna non lo vorrebbe?!
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Paolo D’Amato. Tempo. Cicorivolta edizioni


Paolo D'Amato - Tempo

TEMPO
Paolo D’Amato
collana temalibero
Cicorivolta edizioni
ISBN 978-88- 95106-15-1
euro 9,00 - pp. 90

© 2008 in copertina illustrazione originale di Simone Pieralli
adattamento di Phab Postini


Abbiamo vissuto un’adolescenza in cui, prima di uscire di casa, dovevamo guardarci bene intorno. E per strada dovevamo farlo altre cento volte.
Cercavamo di stare sempre in gruppo, evitare alcune zone, fare attenzione a non accompagnarci a chi non era della nostra ‘pasta’…
Dovevamo ricordare di non mostrare mai paura in caso di attacco, di poggiare sempre le spalle al muro, di non voltarle mai al nemico…
- Ammazzarne cento per educarne uno!, si gridava da entrambe le parti.
Sapevamo di essere un potenziale bersaglio, anche se in cuor nostro non riuscivamo a comprendere quale reale (e serio) pericolo potessimo costituire per gli avversari.
Ma lo eravamo, bersagli.
E loro, i nostri nemici, lo erano per noi e per quelli come noi…
I nostri sensi restavano all’erta come quelli di una bestia che si sta abbeverando e sa, per istinto, che in quel momento è più vulnerabile.
Allora le sue percezioni si moltiplicano per intensità, l’istinto di conservazione prende il sopravvento, i sensi - tutti i sensi - si acuiscono…
‘Tempo’ è un romanzo che si svolge in due atti (Primo Tempo e Secondo Tempo, appunto).


Il primo è ambientato in un passato non troppo lontano della nostra storia. Si tratta di un periodo molto violento in cui, in tutte le città d’Italia, alcuni giovani, con la convinzione di proteggere il proprio ideale, alimentavano un cancro furioso che, da alterco, rissa, pestaggio, si trasformava in lotta armata. Il secondo atto è più vicino ai nostri giorni e vi ritroviamo quegli stessi personaggi, alcuni imborghesiti, altri rimasti fedeli al proprio ideale di vita. Ma non è un periodo meno violento, anzi…


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Laura Costantini e Loredana Falcone: intervista alle autrici di “1920″

Laura Costantini e Loredana Falcone
Intervista alle due autrici

a cura di Chiara Perseghin
Fonte: Dalleprimebattute

L’intervista di questa settimana vede come protagoniste Laura Costantini e Loredana Falcone, curatrici del seguitissimo blog Laura&Lory. Una coppia di scrittrici, una sorta di “Fruttero e Lucentini” al femminile.

Ciao Laura, ciao Lory, grazie di avere accettato il mio invito. È una bella sfida per me intervistare un duo. Iniziamo comunque con la domanda di rito con la quale apro le mie interviste. Questo Blog si chiama “Dalle prime battute”; a quando risalgono le vostre prime battute nel mondo letterario?

Distingueremmo tra le prime battute nella scrittura, che risalgono al lontanissimo 1978, a quelle nel mondo letterario, che sono parecchio più recenti. Il nostro primo romanzo, New York 1920 – il primo attentato a Wall Street, è stato pubblicato dalla Maprosti&Lisanti a settembre del 2006 e, nonostante la casa editrice sia piccola e senza altra distribuzione che la vendita online, il libro ha riscosso pareri lusinghieri e buone vendite. E’ stato anche recensito dal Corriere della Sera a settembre del 2007, a firma Severino Colombo. Se poi ci chiedi cosa è successo dal 1978 al 2006, possiamo rispondere che, oltre a scrivere ed elaborare idee, siamo cresciute. Lory ha avuto due figli. Laura ha seguito la carriera giornalistica.

Ogni scrittore segue un suo metodo di lavoro. Stephen King ha diviso rigidamente la sua giornata in funzione della scrittura. Voi quale metodo usate?

Il nostro metodo è il lunedì. Cascasse il mondo, noi il lunedì ci si vede e si scrive. Da sempre. Poi se c’è qualche scadenza impellente (tipo qualche concorso letterario), gli incontri si moltiplicano.
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Memorie di parole volte al nulla

Esiste un nero rilievo
modellato nel tempo
abitato dalla parola
suscitato dalla parola
un corpo, che cresce
nella matrice impensabile del ventre,
memoria in quel sollazzo
irreale di tarocchi
di cui volta le carte.

Ogni ricordo è un arcano,
il fagotto più sottile
del sensibile, tocca l’istante
vibra come cristallo.

Com’è gravoso il desiderio di durare
quando si sa che nessun uomo
sbarcherà in ere lontane;
le mie rimangono parole
in partenza per il nulla
che aspetta al varco.

Ogni permanenza in vita
lascia traccia nella crosta
forse qualcuno passerà
le sue dita sul seno che lascia.

Nessuno avrà udito di me.
Io non ci sarò più. Sono stata.
Sotto quel firmamento,
sotto questa luce,
dentro quest’ombra,
con questa mano nella mia
e con quest’altra

mi sarò fermata un istante,
nel buio che ingoia la carne,
la mia voce avrà detto
parole vibranti nel vuoto

mentre m’affacciavo dolente
sulla pagina sgombra
chiusa nel suo candido

La notte atterra così impaziente
che ogni dì è una sera senza fine.

© Katia

Ovunque tu sia

Ovunque tu sia toccami il cuore con un pensiero
Amami per ciò che ho potuto darti
Accetta il mio sogno di pensarti ancora
Ovunque tu sia fammi ancora una carezza nei sogni
mentre dormirai accanto ad un’altra
Ovunque tu sia ripeti la parola amore ed io la sentirò
Ovunque tu sia liberami dalla catena del desiderio che
mi lega l’anima a te.

Manila Benedetto. Nessuno mi ha mai battezzata. Enrico Folci Editore

Manila Benedetto
Nessuno mi ha mai battezzata
Il primo romanzo di Manila
per Enrico Folci Editore

NMHMB

di Tittyna Cerquetti

Ursula Dufour è un’assassina. E’ il suo lavoro, il suo svago, il suo divertimento e la sua croce. Di più, potremmo dire che la morte, propria o altrui, è il nodo centrale di ogni sua azione, pensiero e riflessione. Ursula Dufour è una donna bella, senza passato e soprattutto spietata.

In fondo, uccidere è molto più semplice che pensare di morire.” Dice lei stessa di fronte ad una nuova missione.

Lavora per conto di una società internazionale, la “Safe&Clean”, che si occupa di uccidere la gente su commissione, non importa chi né perché. Contano solo i soldi ed un lavoro rapido e pulito, e Ursula Dufour è la più brava, in questo campo. A lei le missioni più difficili, lei la personalità in grado di fronteggiare i superiori tanto da suscitare amori celati e insofferenze palesi.

Se i lavori erano troppo lunghi qualcosa si complicava sempre. Da quando entrava in contatto con la vittima al suo assassinio non dovevano passare più di 15 giorni. Di solito ci metteva sempre di meno.

Questa è una storia. Una delle storie di “Nessuno mi ha mai battezzata“. Non è l’unica, però, giacché in questo romanzo il tema del doppio si sdoppia, e si sdoppia ancora, in un gioco spiazzante di figure e di nomi così repentini nell’apparire e scomparire da lasciare in attesa fino alla fine, fino all’ultima riga, quando il cerchio si chiuderà … forse.

Non è una scrittura semplice, quella di Manila Benedetto, scorrevole certo ma ricercata, ricca, che induce a fermarsi sui pensieri impressi sulla carta e che non lasciano indifferenti, come quando leggi qualcosa che hai pensato anche tu, senza mai avere le parole giuste per dirlo. All’azione vera e propria, che potrebbe indurre a ritenerlo un giallo, si affiancano le considerazioni personali del personaggio principale (di chi si tratta lo scoprirete leggendo) tipiche della letteratura noir, ma anche del romanzo nel senso più ampio del termine.

“Sì, gli uomini sono qualcosa che devo conquistare, che non mi deve essere dato così facilmente. No, non sapevo che farmene di un padre che fosse solo mio e che mi vivesse accanto. Il padre che mi era stato consegnato era parziale, metafisico quasi. Era un’entità per me. Un modello, un esempio, un dio personale. Che per restare tale doveva essere distante. Una presenza che c’era quando poteva esserci. Non c’era quando doveva esserci e forse solo di questo alcune volte, me ne sono dispiaciuta. Ma i dispiaceri di certe mancanze non sono così forti da restarti dentro.”
Continua..